Fatture false, al via il processo Octopus ma incombe l’incognita della prescrizione
Accolta l’unica richiesta di abbreviato del giornalista Fangareggi: gli altri 69, se rinviati a giudizio, puntano al dibattimento
REGGIO EMILIA
Una sola richiesta di rito abbreviato presentata (e accolta), mentre gli altri 69 imputati dovrebbero proseguire verso il dibattimento in caso di rinvio a giudizio.
Processo chiesto dalla procura di Reggio in merito a un presunto di giro di fatture false per oltre 30 milioni di euro, a cui si aggiungono a vario titolo contestazioni per usura e riciclaggio. È questo l’esito, ieri, della prima udienza del processo sull’inchiesta Octopus scoppiata nel 2014, e che contesta un giro vorticoso di fatturazioni considerate per buona parte false, che ha travolto imprenditori e professionisti reggiani, oltre a imputati finiti poi nel processo Aemilia.
A ottenere il rito abbreviato è stato ieri l’avvocato Magnani dello studio di Giulio Cesare Bonazzi, legale del giornalista reggiano Nicola Fangareggi, al quale vengono contestate alcune fatture per operazioni considerate inesistenti.
L’abbreviato, accolto dal giudice per l’indagine preliminare Luca Ramponi, sarà condizionato all’escussione di tre testimoni, vale a dire la commercialista del giornalista e due collaboratori della testata online da lui diretta.
Cardine dell’accusa è un altro giornalista reggiano, sempre imputato in Octopus, vale a dire Marco Gibertini, difeso dall’avvocato Liborio Cataliotti e reo confesso in questo procedimento, che potrebbe puntare sulla continuazione del reato rispetto a una condanna precedente sullo stesso filone.
A richiedere però il rito abbreviato nella prossima udienza potrebbe essere anche l’ex presidente della Cna di Reggio, l’imprenditore Nunzio Dallari, difeso dall’avvocato Nino Ruffini, legale in questo processo anche dell’autotrasportatore Mario Gaspari, per il quale dovrebbe invece scegliere il dibattimento.
Una strada, quest’ultima, scelta da quasi tutti gli imputati qualora vi fosse il rinvio a giudizio. Una strategia difensiva che per alcuni degli imputati sarebbe determinata anche dalla possibilità di poter fare leva sulla prescrizione dei reati, molti dei quali contestati ben prima del 2014.
Con settanta imputati, il processo sulle fatture false è sicuramente uno dei bocconi più grossi che il tribunale di Reggio Emilia deve digerire. Ieri, per trovare posto alle decine di avvocati, è stata riaperta – ancora un volta – l’aula di Aemilia, dove è stato fatto in buona sostanza l’appello e poco più. «Così “smilitarizzata”, senza gabbie nè guardie armate, non fa più paura», chiosa uno dei tanti avvocati che erano presenti in quell’aula anche durante l’altro maxi processo, quello contro la ’ndrangheta, e con cui non sono mancate alcune sovrapposizioni investigative. Otto imputati in Octopus sono accusati del reato di associazione a delinquere dedita a un giro di false fatturazioni, riciclaggio e frodi carosello stimato nel 2014 in 33 milioni di euro, con un’evasione di 13 milioni.
Tra questi ci sono Gibertini (che ha offerto diverse rivelazioni alla procura), Antonio Silipo (collegato ieri dal carcere, già condannato a 14 anni in Aemilia) e l’imprenditore Mirco Salsi (ex titolare della Reggiana Gourmet), quest’ultimo coinvolto in Aemilia insieme sempre a Gibertini e agli imprenditori Omar Costi e Giuliano Debbi, coimputati in Octopus.
Ma ieri, nella grande aula bianca spogliata dal grande dispositivo di sicurezza antimafia per cessata necessità, c’erano quasi solo gli avvocati. Pochi gli imputati presenti, come Omar Costi, difeso dall’avvocato Vincenzo Belli, legale che ha seguito come i colleghi la fila indiana alle 9.30 per entrare nell’aula del gup Ramponi, trovando posto anche nei tavoli dietro al pm Valentina Salvi – spazi negati alla difesa durane Aemilia – che ha coordinato le indagini del 2014. —
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