Gazzetta di Reggio

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«Per uscirne servirà ancora molto tempo»

Nicole Nasi

I vertici dell’Ausl reggiana tracciano il bilancio settimanale dell’epidemia, per l’ospedale da campo arriverà l’esercito

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REGGIO EMILIA

La situazione Covid 19 sul nostro territorio rimane seria e complessa, nonostante il livello di contagio si mantenga costante da giorni. Lo dimostra il via libera da parte dell’Ausl di Reggio Emilia alla realizzazione di un eventuale ospedale da campo.

«La definizione di per sé mette agitazione, ma non siamo ancora a questo punto – ha chiarito il direttore generale, Cristina Marchesi – la proposta ci è stata fatta dalla Protezione civile, come nel resto del Paese, dodici giorni fa. A quel tempo l’andamento della curva pandemica aveva toccato picchi di oltre 400 casi al giorno con un numero sempre più consistente di ricoveri. Ad oggi aleggia un’aria di cauto ottimismo che ci fa sperare, seppur consapevoli che ci vorrà ancora molto tempo prima di tirare un sospiro di sollievo. Questo tipo di intervento lo consideriamo un’opzione per evitare la pressione e la trasformazione di altri reparti».

A essere incaricato della formazione dell’ospedale da campo è l’esercito e, per quanto concerne la nostra provincia, i militari dell’accademia di Modena. Le tempistiche verranno valutate una volta scelto il luogo dove potrebbe sorgere la struttura. Fra le opzioni più probabili vi sono l’area parcheggio riservata al pubblico del Santa Maria Nuova, a lato di viale Murri verso viale Umberto I – già pavimentata, ma che presenta il limite dei cordoli che delimitano i posteggi – e l’area verde che separa l’ospedale Franchini di Montecchio e la Casa della salute, ma un ostacolo potrebbe essere la lontananza da una struttura Covid, con la possibilità di accogliere solamente di pazienti di media o bassa complessità.

Riguardo a ciò, in settimana è stato necessario il trasferimento di due persone contagiate all’ospedale di Piacenza. «Esiste un coordinamento di area vasta, Emilia nord nel nostro caso, che ci permette di gestire i posti letto tra province – ha spiegato ancora la Marchesi – durante la prima ondata abbiamo ospitato noi alcuni pazienti provenienti da Parma e Piacenza. Ciò permette di mantenere liberi posti letto in terapia intensiva per le urgenze e in reparto. Alla base c’è un criterio cautelativo e ben ponderato, i casi di cui si parla sono sempre di media gravità proprio per non mettere in difficoltà nessuno. Mantenere l’equilibrio resta fondamentale per scongiurare collassi e scelte sbagliate».

Di equilibrio ha parlato anche Giorgio Mazzi, direttore del Presidio ospedaliero: «Il bilanciamento è sempre complesso. Dobbiamo valutare caso per caso e distinguere se si tratta di Covid positivo, negativo o sospetto. Di conseguenza programmare la tipologia di posti letto in base alla risposta. L’obiettivo è quello di non fare scelte affrettate sia nello spostamento da reparto a reparto che per le dimissioni. Lo scoglio più arduo riguarda le degenze ordinarie e quindi evitare sbilanci, cosa possibile solamente attraverso scelte oculate».

A oggi l’occupazione di posti letto per pazienti positivi non è aumentata (460, circa il 78%), numero in linea con il fabbisogno, e si registra un timido inizio di appiattimento della curva epidemiologica. Per quanto concerne la terapia intensiva a Reggio, si parla di 25 letti occupati su 28 destinati a pazienti Covid mentre a Guastalla sono 8 su 10, tasso che rimane elevato a causa del periodo più lungo di degenza che va anche oltre le tre settimane. —





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