«Un momento storico che porterà alla verità»
Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione dei familiari «È un fatto importante per tutti i cittadini italiani»
BOLOGNA
«È l’inizio di un processo storico, perché molto probabilmente porterà alla verità completa sulla strage di Bologna. È un fatto importante non solo per i familiari delle vittime, ma per tutti i cittadini italiani». Così il presidente dell’associazione dei parenti delle vittime del 2 agosto 1980, Paolo Bolognesi, a margine dell’avvio dell’udienza preliminare del processo mandanti, cominciato ieri in tribunale a Bologna con gli imputati Paolo Bellini, Domenico Catracchia, Quintino Spella e Piergiorgio Segatel, per i quali la Procura generale ha chiesto il rinvio a giudizio nell’ambito della prima tranche dell’inchiesta sui mandanti e i finanziatori dell’attentato, che causò 85 morti e oltre 200 feriti.
Bolognesi è stato uno dei primi ad arrivare in tribunale, poi raggiunto da altri parenti delle vittime, che hanno preso posto nell’aula al secondo piano dove, a porte chiuse, dalle 10 alle 16 si è svolta l’udienza.
Fra le vittime della strage in stazione del 2 agosto 1980, anche due reggiani di Scandiano e Casalgrande: Eleonora Geraci e Vittorio Vaccaro, madre e figlio, residenti ad Arceto di Scandiano e Dinazzano di Casalgrande. Eleonora Geraci aveva 46 anni, Vittorio Vaccaro ne avrebbe compiuti 24 a dicembre. Madre e figlio si trovavano a Bologna per caricare una parente arrivata dalla Sicilia.
Vaccaro aveva portato la madre in auto e i due erano in attesa del convoglio, a pochissimi metri dall’epicentro. L’esplosione li uccise sul colpo. Vittorio lasciò la giovane vedova Adele Incerti, all’epoca 21enne, e la figlia Linda, che aveva appena quattro anni. Due vittime che da dieci anni i Comuni di Scandiano e Casalgrande ricordano anche attraverso le borse di studio per studenti, organizzate in collaborazione con le famiglie delle vittime.
Alla vigilia dell’udienza preliminare di ieri, il collegio di parte civile nel processo sull’attentato del 2 agosto 1980, composto dagli avvocati Andrea Speranzoni, Roberto Nasci, Alessandro Forti, Lisa Baravelli, Alessia Merluzzi e Antonella Micele, aveva considerato l’avvio del processo «un approdo non scontato, a cui si arriva dopo anni di impegno della Procura generale, dopo un’avocazione e un lavoro che il collegio di parte civile ha svolto per due anni ininterrottamente. È importante per i famigliari delle vittime e per la cittadinanza bolognese e della Repubblica italiana». —
E.Spa.
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