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Come ti sradico l’architettura... Bozza per una mostra impossibile

CORRADO BIGGI
Come ti sradico l’architettura... Bozza per una mostra impossibile

L’iniziativa dell’architetto Biggi in una pubblicazione disponibile nelle edicole 

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reggio cambia

Gli ha dato questo nome: “Sradicamento”. Copertina verde con il fotomontaggio dello chalet liberty Diana ai Giardini Pubblici di Reggio (demolito nel 1970); e di un albero secolare abbattuto. Nell’illustrazione c’è il senso della pubblicazione che Biggi ha messo insieme e che così condensa: piante, piazze e memorie storiche sradicate nel cuore di Reggio Emilia: una mostra per il recupero del verde e delle tracce del passato nella città del Tricolore. Si tratta di una bozza per una mostra, una collezione di scritti in vendita nelle edicole del centro storico. Pubblichiamo passi della prefazione di Biggi.



CORRADO BIGGI

Gli scritti e le immagini che seguono suggeriscono un possibile recupero di alcuni “segni” del Passato e del Verde nel Centro Storico di Reggio Emilia (anche per farlo riscoprire alla gente), con l’intento di avviare un lavoro di correzione rispetto ai recenti e meno recenti “sradicamenti” ambientali, ricordando altresì non solo cosa si è “rottamato”, ma anche la ragione per cui lo si è “rottamato”, specialmente negli ultimi anni quando anche la Città Storica è divenuta subalterna all’establishment e alle suggestioni della Moda Globale, narrata come cultura. Nei recenti interventi di “riqualificazione” delle Piazze antiche di Reggio questa subalternità ha comportato l’imposizione di progetti algidi e volutamente “altri”, estranei ed estranianti, sullo sfondo di un Centro Storico sempre più povero di Verde e di Memoria: come hanno potuto le più importanti Istituzioni legate alla Città guardare altrove o peggio condividere questa fuorviante macro-mutazione urbana narrata come riqualificazione?

Negli anni ‘60 il dibattito sul Nuovo nei Centri Storici era vivo e tonificante, con importanti riflessi anche a livello nazionale e oggi in tante città d’Europa si coinvolge la gente prima di sradicarne la memoria, demolendo architetture e ambientazioni storiche di tutta una comunità. Dovrebbero essere concetti ovvi in una democrazia, ma, al contrario, dai primi anni del 2000 nella Reggio antica si “tira dritto” in modo autoreferenziale, senza remore, senza partecipazione e senza spessore storico, anzi “la dimensione del passato e della tradizione ne esce totalmente negletta. Di più, Passato e Presente anziché sinergici, sono diventati antitetici ed estranei tra loro, come se dialogare con la Storia e le tracce della Città antica scatenasse la fobia per le proprie radici e la volontà di disfarsi di tutto il retaggio storico, come se il Passato fosse solo un fardello regressivo di cui liberarsi per non inibire la creatività del nuovo Vangelo Presentista: un Presente inarrestabile, pervasivo e bulimico, inteso unicamente e consumisticamente come Progresso Irreversibile in continua mutazione, un Progresso che ogni volta parte sempre da zero, tabula rasa, come se non esistesse la specificità di un nucleo antico e peculiare con cui dialogare. Con questo Credo integralista e senza ulteriori approfondimenti, liquidate le critiche come esausti riti nostalgici o anti-moderni, si è così rapidamente paracadutata sulla gente una “riqualificazione” anomala e arbitraria nel cuore della Città del Tricolore, una Città che così umilia e rottama, assieme a tante altre memorie, anche quella dei martiri risorgimentali a cui, nel 1882, viene ufficialmente dedicato l’obelisco di Piazza Gioberti, ora affogato nella nuova panchina-pozzanghera… dei 4 fiumi: una parodia che ne ridicolizza il significato commemorativo, oltre a perdere, come nelle altre Piazze, il verde esistente -la grande aiuola fiorita- e senza nemmeno ripristinare il retrostante viale alberato .

Le zone e gli edifici esaminati non sono l’inizio di un censimento sulla storia delle mutazioni avvenute nel cuore urbano di Reggio dal 1950 ad oggi, ma una prima selezione che riguarda un ristretto numero di casi, indicativi però della mentalità che li ha generati in due periodi diversissimi e lontanissimi tra loro (gli anni 50/60 e oggi), ma assai affini come risultato: lo sradicamento della memoria e del verde a spese della qualità architettonica e dell’identità collettiva. Sradicamento che negli anni 50/60 si manifesta demolendo edifici storici di qualità per poi raddoppiarne impunemente le cubature (con tristi esiti), mentre oggi avviene per lo più con un’operazione di lifting urbano, in stile “nostalgia” quando serve mistificarne l’abnorme impatto (ex Poste) o in stile “creativo” per esaltare “il nuovo che avanza” (come fatto nelle “nuove” piazze) con elementi gratuiti, ma sempre cancellando la memoria e le sue tracce o il verde: architetture, ambientazioni, pavimentazioni storiche, dettagli materici, aiuole, filari, lampioni originali ecc.

Piante, piazze e memorie storiche sradicate nel cuore di Reggio Emilia (1950-2020): una mostra per il recupero del verde e delle tracce del passato nella Città del Tricolore

Questa prima bozza illustra sinteticamente il progetto per una mostra dedicata non solo a quanto si è perduto, dagli anni Cinquanta ad oggi, nel Centro di Reggio con l’eliminazione di alberi e strutture storicizzate, ma anche a possibili “correzioni”: si suggeriscono alcuni importanti criteri di recupero delle tracce storiche, utilizzando antiche fotografie per documentare la situazione dello stesso luogo prima degli interventi di “modernizzazione” ivi operati. Interventi che spaziano da quelli “storici”, da quasi tutti criticati, come l’Isolato San Rocco, il Grattacielo di Porta San Pietro, la demolizione di Palazzo Vicedomini di Corso Garibaldi (poi Coop), la demolizione del quartiere storico di Via Cavagni (oggi Via Giorgione), la demolizione dell’ex Palazzo di Giustizia (Via Emilia-Via Roma), dello Chalet Diana ecc., fino agli interventi recenti come l’incongrua trasformazione di Porta Santo Stefano, Piazza Gioberti e Piazzale Roversi, nonché gli interventi devastanti nei confronti sia del verde sia della memoria cittadina, realizzati nell’area e nei dintorni di Piazza Martiri del 7 Luglio e Della Vittoria (“Piazza dei Teatri”) . —

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