INIZIA L’AVVENTO. NON POSSIAMO ESSERE DISTRATTI E INOPEROSI
“È venuto, viene e verrà”. Torna l'Avvento, un nuovo anno liturgico. Riprende la meditazione della storia della Salvezza, per riconoscere i segni della presenza del Signore in ogni tempo, anche in questi nostri giorni. La fede in Gesù comporta un paradosso, una tensione. Il Signore e il suo Regno sono già in mezzo a noi, tra noi, nello Spirito, è attivo Gesù, l’Unigenito di Dio. Ma il nostro mondo deve ancora lievitare. Dio fa pressione su di noi. La sua venuta e la nostra accoglienza non hanno raggiunto la pienezza. Ma il Signore la vuole donare. Continua a venire. Lavora in noi e nella sua creazione conducendola verso cieli e terra nuova, come il vasaio che tornisce con arte il suo vasellame. “Ma, Signore, Tu sei nostro padre; noi siamo argilla e tu colui che ci plasma. Tutti noi siamo opera delle tue mani” (Isaia 64,7).
Il primo “Adventus” fu quando Gesù pose la sua tenda in mezzo a noi, “disceso” per annullare la distanza tra cielo e terra. Nell’obbedienza del Figlio e nel “sì” del cuore e del seno di Maria. Una venuta che risplende nella santità dell'Unigenito, pur velata nel mistero pasquale del suo umile nascondimento. A noi spetta rafforzarne la memoria, tenerne desta l’attesa vigile, vivendo nella gratitudine e nella speranza. Nutrendoci dei doni del Figlio, rispondendo con rinnovato vigore nell’andargli incontro.
C’è un secondo Avvento, quello “ininterrotto”, quello che sta avvenendo, che si realizza ogni volta che uomini e donne rispondono a Colui che “sta alla porta e bussa”, desideroso di entrare da noi e di “cenare” con noi (Apocalisse 3,20). Si realizza ogni volta che un figlio di uomo, accoglie lo Spirito di Gesù. Ogni volta che, accogliendo il dinamismo che Dio suscita nei credenti, la Chiesa si fa missionaria e annuncia la Buona Notizia a tutte le genti. Ogni volta che si compiono eventi personali o universali nei quali si manifesta la lievitazione evangelica della pasta del mondo. Avvento incessante benché ancora velato per tutto il tempo che il seme impiega a marcire e morire in vista del molto frutto.
Il terzo sarà l'Avvento ultimo e glorioso del Signore, quando all’attesa fattiva e vigilante dell’uomo sarà donato il possesso pieno del Regno promesso. Sull'orizzonte bimillenario del Cristo “venuto”, il nostro oggi si dipana come tempo del cammino incontro al Cristo veniente e venturo. Il verbo più ricorrente nell’odierno vangelo (Marco 13,33-37) è “vegliare”. Sia tempo di esame coraggioso della vitalità della nostra fede, di rilancio dell’incontro con Dio e con i fratelli. Sia confronto tra i nostri desideri profondi e il desiderio di Dio di "venire" in noi a trasfigurarci in strumenti della sua presenza. “Svegliate il mondo” è l’invito pressante di Papa Francesco: “che la gioia della fede cominci a destarsi”, “si può risvegliare... l’ansia di rispondere pienamente all’amore di Dio” (Evangelii Gaudium, 6.171). Non lasciamo che il tempo di Avvento, sempre molto breve, ci trovi addormentati e scivoli via lasciandoci distratti e inoperosi. Diamo spazio in queste settimane che conducono alla memoria del Natale alla nostalgia più profonda che abita i nostri desideri. La nostalgia di Dio, unico che colma il cuore dell’uomo. Quali scelte concrete, quale “disciplina” possiamo imporci in questo Avvento, lasciandoci ispirare dal “sì” di Maria e dal suo “eccomi”? —
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