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un volto urbanistico e storico sfigurato

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L’autore della pubblicazione, l’architetto Corrado Biggi, scrive che “Le immagini di questa prima bozza sono intercalate da alcuni articoli, pubblicati per lo più nel 2019 (ma con significativi antefatti del 2008 e 2018), sui quotidiani reggiani in merito alla recente “riqualificazione” step by step del Centro di Reggio.

“Riqualificazione” attuata rapidamente, dai primi anni del terzo millennio, in sordina e senza nemmeno un pubblico confronto o una eco nazionale, come ad esempio era già accaduto nel 1955, quando anche uno storico dell’Architettura del livello di Bruno Zevi non lesinava pubbliche critiche rispetto al Nuovo Isolato San Rocco: “Un volto urbanistico e architettonico sfigurato da un palazzaccio ostile alle dimensioni e alle proporzioni del complesso ottocentesco dei Portici della Trinità”.

Riportiamo integralmente la nota di Bruno Zevi a cui fa riferimento Biggi. Zevi, scomparso a Roma nel 2000, fu tra i maggiori storici internazionali e presidente emerito del Comitato Internazionale dei Critici di Architettura.

“Reggio Emilia, città mesta. Non solo per le Reggiane che hanno ripreso a lavorare con solo 1.500 operai invece degli antichi 8.000. Vi è un altro motivo meno drammatico, ma pungente di tristezza: Piazza della Libertà con la demolizione e ricostruzione ormai avanzata dell’area detta “di San Rocco” denuncia un volto urbanistico e architettonico sfigurato da un palazzaccio ostile alle dimensioni e alle proporzioni del complesso ottocentesco che i cittadini più sensibili già ricordano con nostalgia.

Quel che non fecero le bombe l’hanno compiuto oggi la megalomania e la speculazione: il nuovo porticato è orrendo, alto circa sette metri e largo quattro, sproporzionato rispetto all’ordine del Teatro Politeama di cui dovrebbe costituire la via d’accesso.

Architettura né moderna, né antica: architettura di compromesso che stancamente rievoca i portici piacentiniani di Via Roma a Torino o quelli di Piazza Augusto Imperatore a Roma. Né il Comune è giustificato dato che furono presentate alternative che avrebbero mantenuto il porticato originale come quella di G. Valli o della Cooperativa Architetti che, oltretutto, avrebbero garantito la stessa intensità edilizia.

Così sotto la mentita effige di un palazzo tradizionale (vedi oggi l’edificio ex Poste), la speculazione ha brutalmente trionfato”. —

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