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Verbali falsati per incastrare i rapinatori Indagati e sospesi tre poliziotti reggiani

Enrico Lorenzo Tidona
Verbali falsati per incastrare i rapinatori Indagati e sospesi tre poliziotti reggiani

Contestati indizi e procedure su due gambiani. Stop di 12 mesi deciso dal giudice. Stesso provvedimento dal questore

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Enrico Lorenzo Tidona

REGGIO EMILIA

Indizi e riconoscimenti non veritieri, verbali falsati e conseguente depistaggio delle indagini per cercare di chiudere il cerchio sui presunti autori delle rapine che imperversavano in zona stazione a Reggio. Sono le pesanti accuse mosse dalla Procura di Reggio e che pendono sue tre poliziotti reggiani: un sovrintendente capo e due sottoposti – un uomo e una donna – tutti appartenenti alla Squadra Volanti, il pronto intervento della Questura in prima linea nella repressione dei reati, con particolare riguardo in città per il quadrante tra la stazione e le ex Reggiane, considerato una polveriera.

Quattro giorni fa i tre agenti sono stati sospesi per un anno dal servizio in forza della misura cautelare interdittiva emessa dal giudice per l’indagine preliminare Dario De Luca, su richiesta della Procura – come comunicato ieri dal procuratore capo Marco Mescolini – vista la sussistenza di gravi indizi nei confronti dei tre agenti in merito ai reati di falso in atto pubblico e depistaggio. A questo si è aggiunta la sospensione a tempo indeterminato – e senza salario – dei tre agenti, decisa ieri mattina dal questore di Reggio, Giuseppe Ferrari, dopo le indagini sul caso svolte dai colleghi della Squadra Mobile e coordinate dai sostituti procuratori Iacopo Berardi e Marco Marano.

L’innesco dell’indagine interna è stato l’invio alla Procura di una segnalazione sull’operato dei tre agenti in merito all’arresto di due gambiani. Arresto che gli stessi poliziotti avevano contribuito a finalizzare con indagini su diverse rapine commesse nella stazione storica dei treni di Reggio Emilia di Piazzale Marconi, che avevano fatto scattare un’allerta in città.

Gli agenti avevano presentato prove in relazione alle rapine e la procura aveva chiesto e ottenuto il carcere in via cautelare per due gambiani, Njie Essa (30 anni) e Doudou Momodou Taal (21enne), entrambi già gravati da precedenti. Le rapine avvennero nell’aprile scorso. Un mese rovente: almeno quattro quelle registrate questura in pochi giorni. Una vera e propria escalation: il 17 aprile una donna di 23 anni era stata percossa e rapinata del cellulare nel sottopasso della stazione; il 20 aprile un uomo di 40 anni, mentre transitava in bicicletta in via Agosti, era stato inseguito da quattro individui che gli hanno puntato un coltello al collo, facendosi consegnare lo smartphone e facendogli svuotare il portafoglio (contenente 60 euro, carta Postepay e documenti personali); il 22 aprile un’altra giovane di 27 anni era stata picchiata e rapinata della borsetta in piazzale Europa; infine il 23 aprile una donna di 34 anni è stata spintonata a terra e derubata della borsetta mentre si trovava all’interno delle ex Reggiane. Da lì scattarono le indagini a tappeto, delle quali si occuparono anche il sovrintendente capo delle Volanti con i due sottoposti.

Proprio i verbali su due rapine – del 17 e del 22 aprile – sarebbero considerati in parte non attendibili. Diversi i falsi contestati dalla procura: tra questi i riconoscimenti di due vittime in questura (che sarebbero avvenuti invece a casa delle stesse), o il fatto che una giacca sospetta era stata ritrovata addosso all’indagato (mentre era stata recuperata invece alle Reggiane). C’è poi il caso delle generalità di uno dei due indagati, che non coincidevano rispetto a quelle trascritte a verbale, come fu rilevato allora dal giudice del caso, sempre De Luca, che lo liberò dall’indagine, dalla quale scattarono poi gli accertamenti sui poliziotti. A pesare poi è il depistaggio: perché l’aver falsamente rappresentato la realtà alla autorità giudiziaria, ne ha influenzato poi il giudizio. Fatto considerato assai grave e che ha fatto scattare l’inchiesta. —

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