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guastalla, il processo 

«Maltrattamenti, mi sono inventata tutto»

Tiziano Soresina
«Maltrattamenti, mi sono inventata tutto»

False accuse al compagno, che da aprile dorme in auto: casalinga 37enne ritratta in aula e finisce nei guai. Lui assolto

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/ guastalla

Denunciato dalla convivente 37enne per maltrattamenti, da aprile dorme in auto perché allontanato dalla casa di famiglia e dai luoghi frequentati dalla convivente nonché dai figli.

Una storia come tante, verrebbe da dire. Per la situazione creatasi all’interno di questo nucleo familiare e per tutelarne la privacy, vista la presenza di figli minorenni, non forniremo elementi utili per identificare i protagonisti di questa delicata vicenda.

Ma al processo – tenutosi di recente – il camionista guastallese 42enne si è preso la sua rivincita, perché ha sempre ritenuto ingiusto l’essere “dipinto” dalla compagna – nella denuncia – come un uomo violento e dispotico, capace di picchiare la donna quando era incinta, facendola cadere per le scale. E in aula il colpo di scena è stato talmente netto e sorprendente che ora è la donna che rischia guai giudiziari.

La svolta, in udienza, è arrivata praticamente subito: in scaletta c’è la deposizione della 37enne e altri sei testimoni, ma s’inizia con chi ha presentato la denuncia. Messa sotto pressione dalle domande del pm Iacopo Berardi e dell’avvocato difensore Alessio Fornaciari, prima vacilla, parla di situazioni stressanti, poi crolla, ammettendo di aver calcato la mano perché non ne poteva più delle litigate con il compagno e per scacciarlo di casa, visto che eravamo in pieno lockdown, si è inventata diverse cose. I litigi sarebbero stati alimentati dalle maldicenze riportate alla coppia da alcuni frequentatori della loro abitazione nella periferia di Guastalla, qualche sberla era in effetti volata, ma da qui ad incardinare una situazione infernale fra le quattro mura domestiche ce ne passava. Ai carabinieri aveva raccontato fatti di una certa gravità, quando persino era incinta e il compagno l’avrebbe fatta cadere per le scale in due occasioni, a suon di schiaffi e spintoni. Ciò sarebbe avvenuto cinque anni fa. Ma botte ed aggressività avrebbero preso una piega sempre più ricorrente negli anni successivi, mettendo in mezzo a volte anche i figli e pure lo suocero (contro il padre della compagna avrebbe lanciato, al culmine di uno scatto d’ira, un vaso in ceramica). Poi parolacce, sedie scagliate, il tavolo da cucina sollevato e brandito. Vicende inquadrate come maltrattamenti e lesioni aggravate che si sarebbero trascinate – secondo il racconto della casalinga – dal 2014 sino all’aprile 2020. Uno sfogo in caserma che nell’aula del tribunale di Reggio Emilia è diventato una vera e propria ritrattazione, in cui la 37enne ha ammesso di aver sbagliato di aver spinto così tanto sull’acceleratore delle accuse per sbarazzarsi del compagno. A quel punto le parti non hanno più ritenuto di ascoltare gli altri testimoni e sia il pm Berardi che la difesa hanno chiesto l’assoluzione per il camionista. Inoltre il magistrato inquirente intende trasmettere gli atti in Procura per valutare la posizione della donna che ora rischia un’incriminazione per falsa testimonianza.

Assoluzione poi confermata dal collegio giudicante (presieduto da Giovanni Ghini, a latere Silvia Semprini e Bove) con relativo colpo di spugna sulle misure restrittive da sette mesi applicate all’imputato. Resta solo una crisi di coppia che non sarà facile da superare. —

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