L’assassino di Zhou continuava a colpire mentre la barista implorava pietà
A gennaio a giudizio, per il perito è seminfermo di mente Tre le aggravanti: premeditazione, crudeltà, futili motivi
reggio emilia
Con la richiesta di rinvio a giudizio da parte del pm Marco Marano e la relativa fissazione dell’udienza preliminare – per il 26 gennaio – davanti al gup Dario De Luca, si sta avvicinando il momento in cui in un’aula di tribunale sarà affrontato una dei delitti più efferati degli ultimi anni.
Stiamo parlando del caso del marocchino 35enne Hicham Boukssid, che nell’agosto dello scorso anno si è macchiato dell’uccisione a coltellate della barista cinese 25enne Hui “Stefania” Zhou per un amore malato e maturato solamente nella testa del nordafricano.
Il marocchino dovrà rispondere di omicidio – con le aggravanti della premeditazione, crudeltà e futili motivi – ma anche di porto abusivo d’arma (un coltello di 34 centimetri, di cui 19 centimetri di lama) e spaccio di hascisc (individuati cinque clienti di Boukssid, sulla base di contatti per lo più telefonici fra il 2015 e il 2019).
Da brivido la ricostruzione del delitto fatta dagli inquirenti: la sera dell’8 agosto 2019 il 35enne entra nel bar “Moulin Rouge” con il coltello che ha con sè ma ben nascosto, poi raggiunge la barista dietro la cassa e senza dire una parola sfodera l’arma e sferra un primo fendente alla ragazza che cade a terra. A quel punto lui si pone sopra la giovane e urlando frasi vendicative la colpisce ripetutamente, mentre lei – pienamente cosciente – lo supplica di non ucciderla. Ma la ferocia di Boukssid non si placa e sferra otto coltellate al petto di “Stefania”, con l’ultima al cuore che risulterà fatale. Due minuti di una brutalità inaudita.
Il 35enne – difeso dall’avvocatessa Pina Di Credico – non è più in carcere a Ferrara ma da quest’estate è tornato a Reggio Emilia nella struttura annessa alla Pulce e conosciuta come articolazione di tutela della salute mentale (Atsm) in cui ha intrapreso un adeguato iter terapeutico. Nel disporre il trasferimento detentivo il gip Ramponi fa riferimento alla perizia del dottor Gianfranco Rivellini (nominato consulente tecnico proprio dal giudice) che mette in rilievo due aspetti: in primis la parziale incapacità d’intendere e volere del marocchino al momento dell’assassinio, in secondo luogo l’attuale condizione psichiatrica del nordafricano che richiede una terapia mirata all’interno della struttura reggiana citata.
Condizioni mentali dell’assassino su cui certamente si daranno battaglia – a suon di perizie – accusa e difesa. Ma in tribunale faranno sentire la loro voce anche i familiari della vittima.
Padre, madre e fratello di “Stefania” – tutelati dagli avvocati Giulio Cesare Bonazzi e Simona Magnani – nel contesto della perizia psichiatrica (richiesta l’anno scorso dalla difesa) nell’ambito di un incidente probatorio, hanno nominato un loro consulente tecnico. La famiglia ha venduto il locale e si è trasferita a Padova.
Nel primo anniversario del delitto la zia e alcuni amici, si erano recati sulla tomba della ragazza per un momento di raccoglimento. Presente anche la maestra Pia Ghizzoni, ex insegnante di Hui, che aveva speso per la giovane parole molto toccanti. «Non dimentichiamola, non era una straniera, come si suol dire, ma una di noi», scriveva la donna. Fra meno di due mesi l’avvio del processo. —
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