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«La piccola Sallambuah mi prese per mano e capii cos’è l’accoglienza»

Mauro Pinotti
«La piccola Sallambuah mi prese per mano e capii cos’è l’accoglienza»

Il consigliere comunale Andrea Zanini racconta la propria esperienza con l’associazione Jaima Sahrawi dalla quale è nata la sua tesi 

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FABBRICO. Andrea Zanini, consigliere comunale di Fabbrico, racconta l’esperienza sua personale e quella della famiglia nell’accogliere i bimbi Saharawi coinvolti nella crisi del Sahara Occidentale. L’esperienza lo ha portato a preparare una tesi magistrale sulla storia del popolo Saharawi. «Ricordo ancora oggi quando mia mamma me lo chiese e non la presi affatto bene. Avevo 8 anni e a quell’età la mamma è tutto. Dopo una lunga giornata di lavoro, entrò in casa, e mi chiese cosa ne pensavo se avessimo ospitato un bambino profugo che proveniva dal deserto del Sahara – ricorda – Mi spiegò la storia del bambino, del suo popolo esiliato, del torrido caldo che faceva là in estate, delle loro condizioni precarie di vita... ma non ne volevo proprio sapere. Ero spaventato, da lì a pochi mesi, avrei dovuto condividere la mia casa, la mia cameretta, i miei giochi, i miei amici e i miei genitori, con un bambino che non conoscevo, che non parlava la mia lingua».

L’arrivo di Sallambuah

«Arrivò il fatidico giorno, ricordo ancora quando dall’autobus, scesero i primi bambini. Piccoli, con gli occhi impauriti, stanchi dal lungo viaggio e con un solo zainetto semivuoto. Io nascosto dietro a mia madre, mi chiedevo chi sarebbe stato il bambino che avremmo ospitato. Mi girai, e vidi una bambina sola, mi prese la mano e poco dopo mia madre mi disse che era lei, Sallambuah, la bambina che avremmo accolto. Da quel momento non mi lasciò più la mano fino al nostro arrivo a casa. Da lì fu tutto in discesa, le paure che avevo scomparvero con quella stretta di mano».

gli anni successivi

«Per altri 7 anni, io e la mia famiglia, aspettavamo con ansia l’estate perché con l’arrivo di essa arrivavano anche i bambini Sahrawi. E così anno dopo anno, Ali, Bashir, Samir, Annah, Amina, popolando le mure di casa mia, mi regalavano sempre l’estate più bella. Crescendo diventai volontario dell’Associazione Jaima Sahrawi odv e mi interessai sempre di più alla causa che portavano avanti questi “piccoli ambasciatori di pace”. La lungimiranza di mia madre, che incontrando Federica Cani, all’epoca presidentessa di Jaima Sahrawi, mi ha permesso di vivere uno degli scambi culturali più significanti della mia vita. Quel bambino di otto anni, impaurito dal diverso, non esiste più. Con quella stretta di mano, Sallambuah, mi ha insegnato cosa fosse l’empatia, la solidarietà e l’accoglienza».

LA TESI MAGISTRALE

«I bimbi Sahrawi mi hanno insegnato molto di più di quello che ho insegnato io a loro, per questo cerco di contribuire alla loro causa lavorando a una tesi magistrale sugli accordi commerciali tra l’Unione Europea e il Marocco, condannato dalla Corte di Giustizia Ue, che ne ha riconosciuto la violazione del diritto internazionale. Per chi vuole approfondire la storia del popolo del Sahara Occidentale e le varie realtà associative che si battano per la causa consiglio questo link : https://www.assemblea.emr.it/saharawi». —

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