Omicidio, il testimone-chiave ha fatto perdere le sue tracce
fabbrico
Sembra svanito nel nulla il testimone-chiave del processo che sta cercando di fare chiarezza – in Assise a Reggio Emilia – sull’omicidio (la sera di San Valentino del 2014) del pakistano 22enne Ahmed Waqas.
Si tratta di un pakistano che ha vissuto a Fabbrico con la vittima. Secondo il pm Giacomo Forte, titolare dell’inchiesta, sa parecchie cose sull’evolversi di questa cupa vicenda, ma non si trova. Già nell’udienza scorsa doveva essere sentito, ma gli inquirenti non riescono a rintracciarlo e anche ieri questa testimonianza così attesa è saltata. Sullo sfondo del delitto ci sarebbero questioni passionali. L’innesco degli attriti sarebbe scattato sulla base di alcune malignità che il 22enne aveva riferito sul conto della moglie del connazionale 41enne Shamraiz Sadiq Naveed (ora sotto processo per omicidio in Assise) la quale era rimasta in Pakistan. Un movente con implicazioni sessuali, con il cadavere trovato evirato, segno di spregio nella cultura pakistana secondo l’accusa.
Le indagini dicono che il 48enne Mustapha Ghulam (già condannato a 14 anni) e il citato Naveed, avrebbero architettato una messa in scena per far cadere il connazionale nella trappola e quindi ucciderlo. Avevano fatto innamorare Waqas di una donna in realtà inesistente se non su un profilo Facebook da loro gestito, per indurlo ad allontanarsi da Fabbrico per seguirla in Germania. Da lì il delitto.
Chi coabitava con Waqas sarebbe al corrente di questo intreccio mortale. Indiscrezioni parlano del transito di questo testimone in Spagna, per poi tornare in Pakistan. Tracce che però sinora non hanno portato a nulla.
Per l’accusa Waqas venne prima colpito con un fendente al ventre (il colon ascendente destro), poi con un altro alla gola, e sotterrato in un campo in via Cascina a Fabbrico. Una ricostruzione confermata ieri dal medico legale che ha effettuato l’autopsia su quel corpo in avanzato stato di decomposizione. Una deposizione con particolari raccapriccianti: il corpo sepolto nudo, ritrovato per il medico legale circa tre mesi dopo l’omicidio. Un cadavere già pesantemente aggredito da insetti e animali nella ferita al collo. Il professionista ipotizza che l’aggressione avvenne da parte di due persone.
Si tornerà in aula a metà febbraio. —
t.s.
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