Centro massaggi hard In aula solo imbarazzo
Un cliente-teste ammette il sesso ma solo a porte chiuse Una 34enne accusata di sfruttamento della prostituzione
castellarano
È iniziato ieri, in tribunale, il processo su una vicenda che nel 2016 fece piuttosto scalpore a Castellarano, cioè la chiusura di un centro massaggi rivelatosi a luci rosse.
Il sospetto degli inquirenti, a lungo appostati, era che all’interno del centro massaggi, sotto la gestione della responsabile – la cinese 34enne Shuqin Wu, residente a Reggio Emilia – venivano consumate prestazioni sessuali ad opera di una giovane connazionale. Raccolti gli elementi necessari, era scattato il blitz dei carabinieri locali, supportati dai colleghi del Nas di Parma: il 16 giugno di quattro anni fa facevano irruzione all’interno del centro massaggi.
La 34enne – difesa dall’avvocato Vito Pellegrino, ieri sostituito in aula dalla collega Battistina Pedrini – è ora sotto processo per sfruttamento della prostituzione. Per gli investigatori in quelle stanze – affittate in pieno centro, in via Radici Sud al civico 42 – avvenivano massaggi erotici e prestazioni sessuali a pagamento. L’imputata metteva sui siti internet mirate inserzioni per procacciare clienti, ricevendo le relative chiamate sul telefonino per poi accogliere i frequentatori, riscuotendo il pagamento delle prestazioni sessuali. Secondo quanto accertato dai carabinieri, il tariffario per le prestazioni sessuali oscillava tra i 70 ed i 100 euro. Al cliente veniva però rilasciata una ricevuta di 50 euro che rimandava a prestazioni estetiche.
Durante il blitz non erano mancate le scene di imbarazzo da parte di alcuni clienti che, inizialmente reticenti nel timore che la circostanza potesse arrivare alle rispettive mogli, rassicurati sul riserbo, hanno poi confermato di essere andati nel centro per consumare la prestazione sessuale. Una scena che si è ripetuta ieri in tribunale, quando davanti al giudice Teresa Antonella Garcea ha iniziato a deporre uno dei due clienti del centro massaggi chiamati a testimoniare. Risposte balbettanti, ricordi a dir poco sfumati di quella sua “puntata” a Castellarano con obiettivi sessuali. Un imbarazzo talmente evidente che per “salvare” la deposizione il giudice ha proposto al teste di proseguire ma a porte chiuse, in modo che si potesse davvero entrare nei dettagli.
Proposta accolta come una liberazione dal testimone: tutti fuori e lui che entra davvero nel merito di quanto gli accadde al centro massaggi, confermando l’incontro a luci rosse. Sempre nella completa riservatezza è stato sentito un secondo cliente. E anche in questo caso spuntano i massaggi erotici. Se ne riparlerà, in aula, fra otto mesi. —
t.s.
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