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scandiano, il processo 

Barista fu colpito con una mazza Assolto lo zio, condannato il nipote

t.s.
Barista fu colpito con una mazza Assolto lo zio, condannato il nipote

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scandiano

Ad oltre sei anni dai fatti è arrivata – in tribunale a Reggio Emilia – la sentenza sull’aggressione al gestore del bar Notari, nei pressi del campo sportivo di Scandiano, avvenuta il 14 settembre del 2014.

Alla sbarra nipote e zio – El Medhi Moufid e Annas Moufid (al tempo diciottenne) – accusati di aver aggredito il barista, ferendolo con una mazza da hockey e mandandolo all’ospedale per la frattura del setto nasale.

Anzi, secondo le risultanze investigative, a sferrare il colpo sarebbe stato il nipote, mentre lo zio teneva ferma la vittima.

Non completamente di questo avviso il giudice Stefano che ha assolto lo zio «per non aver commesso il fatto», ritenendo che El Medhi abbia agito quel giorno da paciere, come confermato da due testimoni.

La condanna per lesioni aggravate è stata invece inflitta al giovane Annas: un anno di reclusione, ma con pena sospesa.

Il magistrato giudicante ha ritenuto provato che il nipote abbia colpito il barista con la mazza, escludendo che sia «ravvisabile la legittima difesa», mentre inquadra come plausibile che l’atto violento sia stato mosso «dalla vendetta».

Per entrambi gli imputati il pubblico ministero aveva chiesto la condanna a tre mesi di reclusione.

I due imputati sono difesi dall’avvocato Edoardo Salsi che annuncia il ricorso in Appello per Annas Moufid: «Il mio assistito – rimarca il legale – sostiene di aver portato la mazza, ma non di averla usata per colpire».

Un aggressione che all’epoca fece scalpore, sia per l’azione violenta, ma anche per il sospetto che quel raid nascondesse una ritorsione originata da una discriminazione, e cioè che all’interno del bar quei due marocchini non fossero ben accolti.

Di qui la rappresaglia finita nella violenza. Fra l’altro l’aspetto delicato della discriminazione è stato confermato al processo da alcuni testimoni, amici del nipote. Una vicenda che negli anni ha portato a una duplice querela, sia della parte lesa, sia dell’aggressore, che i legali di parte, trattando, hanno provveduto a rimettere. —

t.s.

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