Condannato a 5 anni per i 24 chilogrammi di marijuana trovati in una casa
Il pm Forte: «Il 26enne abitava lì, trovati i suoi documenti » La difesa: «Solo indizi, mancano le prove: faremo appello»
reggio emilia
Una sentenza di condanna più dura di quanto richiesto dal pubblico ministero.
È accaduto ieri nel processo con al centro il rinvenimento a metà giugno 2019 – in un appartamento di via Colasanto (laterale di via Emilia all’Angelo) – di 24 chili di marijuana custoditi in 47 scatoloni di cartone. Un blitz antidroga che aveva messo nel mirino tre persone (il rubierese 20enne Luca Scarpati ha già patteggiato 2 anni e mezzo di carcere, mentre è stato assolto il 23enne Ebow Jesse Yankey) e ieri è stato giudicato – con rito abbreviato – il disoccupato reggiano 26enne Jacopo Antinucci, finito solo in un secondo momento in questa inchiesta della squadra mobile della polizia.
Il pm Giacomo Forte ha evidenziato – nella requisitoria – che nei confronti di Antinucci vi è «una serie di indizi concordanti» e che colloca la sua presenza in quell’abitazione strapiena di marijuana. Indizi che il magistrato inquirente ha elencato: lo scooter del 26enne era parcheggiato sotto casa, erano stati rinvenuti «dei documenti strettamente personali» di Antinucci dentro una busta di plastica trasparente, cioè il tesserino sanitario, un permesso provvisorio di guida e un bollettino postale. Per il pm, indizi che dicono come «quella casa fosse nella disponibilità dell’imputato».
Da lì la richiesta di pena: tre anni di reclusione, con la concessione delle attenuanti generiche, tenendo conto del comportamento processuale. Di diverso avviso l’avvocatessa Sarah Casarini che, oltre al deposito di una memoria scritta, nell’arringa difensiva ha sottolineato come quegli indizi «non portano alla prova che i 24 chili di marijuana fossero detenuti da Antinucci». Una richiesta di assoluzione, affiancata dalla valutazione che il giovane non ha potuto nemmeno difendersi durante le indagini, perché coinvolto solo poco prima della chiusura dell’inchiesta. Dalla camera di consiglio il collegio giudicante – presieduto da Simone Medioli Devoto, a latere Chiara Alberti e Stefano Catellani – è uscito con una pesante condanna: 5 anni di reclusione. «Mi riservo di leggere le motivazioni della sentenza – commenta il difensore – ma farò appello, non è stata raggiunta la prova che il mio assistito avesse avuto a che fare con quella droga».
L’indagine era partita dalla polizia locale di Modena che, attraverso appostamenti e pedinamenti, aveva fermato un giovane trovato in possesso di 58 grammi di marijuana e perciò denunciato. Nella convinzione che fosse inserito in un giro di droga, gli agenti della Municipale avevano avvisato la polizia di Stato. La Mobile aveva poi sviluppato lo spunto investigativo, fino al blitz. —
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