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«Le polemiche su Dinazzano rischiano di isolare il territorio»

Adriano Arati
«Le polemiche su Dinazzano rischiano di isolare il territorio»

Il parlamentere del Pd Andrea Rossi, ex sindaco, riflette su scalo e infrastrutture «Il punto è anche sbloccare la bretella di Campogalliano, ma siamo al traguardo»

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«Le infrastrutture sono fondamentali per il nostro distretto, dobbiamo pensare a come farle crescere, non a isolarci». Andrea Rossi è stato uno dei protagonisti della vita pubblica del comprensorio ceramico del nuovo millennio, come sindaco di Casalgrande e sottosegretario alla presidenza della Regione ha vissuto in prima persona tutte le novità arrivate man mano. Ora, come parlamentare del Pd, riflette sulle tante discussioni nate attorno allo sviluppo della tratta fra gli scali ferroviari di Dinazzano e Marzaglia e all’aumento del traffico merci nello snodo casalgrandese.

Si è parlato anche dei fondi europeo del cosiddetto Recovery Fund. La Regione chiede vengano usati per le infrastrutture del distretto ceramico. Cosa ne pensa?

«Il nostro distretto ha bisogno di collegamenti materiali, su quelli immateriali siamo andati avanti, ma dobbiamo crescere sui collegamenti».

Pensa anche alla tanto attesa, e mai concretizzata, bretella autostradale Campogalliano-Sassuolo?

«Il primo punto è proprio sbloccare la situazione della bretella. Ormai manca poco, un articolo nel decreto ristori metterà gli enti pubblici nelle condizioni di comprare le quote dei soci privati».

Basterà?

«Dopo l’AutoBrennero sarà una società completamente pubblica e come da normativa europea potrà chiedere la concessione trentennale, il periodo minimo per sostenere l’investimento. Questo dovrebbe essere l’ultimo passaggio burocratico prima della partenza dei cantieri, tanto è stato fatto, manca questo passaggio».

Con la bretella ci saranno le opere aggiuntive, giusto?

«Sarà un pacchetto che connette il distretto, un territorio, ricordo, segnato e diviso dal corso del Secchia, l’unico collegamento è il ponte nuovo della Pedemontana a Sassuolo».

Non è abbastanza?

«Oggi non è sufficiente, con la bretella ci saranno anche un altro ponte sul Secchia e la tangenziale di Rubiera, serviranno per decongestionare il traffico. Dentro a una visione più ampia, aggiungo».

In questa visione ci sta anche la tratta su rotaia Dinazzano-Marzaglia?

«Assolutamente. Sarà importante per far vivere Dinazzano, che in una competizione con Marzaglia pagherebbe la posizione strategica dell’altro snodo, sulla via Emilia».

Nel concreto?

«Non dobbiamo più vedere Dinazzano come un terminal ma come parte di una linea, per le merci da Reggio si andrà a Marzaglia tramite Dinazzano».

Anche a Casalgrande le opinioni sono diverse, a partire da quella del sindaco.

«Trovo sinceramente inutili le polemiche di questi giorni, e lo dico perché sono preoccupato per Casalgrande e per il nostro futuro. Non vorrei vedere il nostro Comune isolato dal resto del sistema territoriale, e parlo da cittadino ma anche da amministratore. L’isolamento può essere utile per mostrare i muscoli, ma solo se sono questioni dirimenti».

Qualche esempio?

«Posso essere d’accordo nel sostenere l’amministrazione per una battaglia se ci fosse da decidere il posizionamento della tratta ferroviaria, non su questioni poco utili».

Che tracciato immagina?

«Non è facile individuare un canale di attraversamento, per me dovrebbe essere quello che sarà già attivato con la Campogalliano-Sassuolo. E si dovrebbe tener conto di ogni punto di vista».

Il nuovo ponte a Sud di Rubiera, quindi. A quali pareri pensa?

«Si dovrebbero ascoltare le esigenze dell’economica così come quelle ambientali, più che far vedere i muscoli è meglio un dialogo costruttivo per andare incontro alle esigenze del territorio. Capisco la polemica politica di cambiare posizione e di scaricare sulle amministrazioni precedenti, ma alla lunga non paga».

Nelle amministrazioni precedenti c’era pure lei. È contento del lavoro fatto?

«Lo sviluppo è arrivato dentro a un progetto complessivo, grazie a cui abbiamo portato a casa la Pedemontana e i sottopassi, che hanno fatto sì che per la prima volta la ferrovia non fosse una cesura del territorio. E abbiamo portato a casa le barriere fono-assorbenti, le mitigazioni ambientali e l’elettrificazione della linea ferroviaria. Parliamo di investimenti per circa 35 milioni di euro

A che prezzo?

«Una parte del nostro territorio è diventato la sede dello scalo, lo snodo delle merci, questo era un prezzo che c’era, da Dinazzano passano sempre più materie prime e sempre più prodotti finiti». —

Adriano Arati

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