Gazzetta di Reggio

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IL PROCESSO / 2 

Non era marijuana ma canapa legale L’imputato 22enne viene assolto

Ambra Prati

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REGGIO EMILIA

Assolto dalla duplice accusa – detenzione di sostanze stupefacenti e cessione di stupefacente a un terzo – perché il fatto non sussiste: quella marijuana non era droga, bensì canapa legale.

Si è concluso con un’assoluzione con formula piena il processo a carico di Antonio Giungo, 22 anni, titolare del negozio “La birretta” di via Emilia Santo Stefano.

«Sono sollevato perché, come ho sempre sostenuto, si è trattato di un grosso abbaglio. Per me si è finalmente concluso un brutto periodo», ha commentato l’interessato dopo la lettura della sentenza.

A tirare in ballo Giungo è stato un dominicano di 29 anni, Alberto Jhonny Pina Tacchini, al quale i carabinieri della Sezione Radiomobile erano arrivati tramite un pusher egiziano. Il dominicano – finito in manette e il 29 luglio scorso condannato a un anno e 4 mesi per spaccio – ha fatto la “soffiata” coinvolgendo il negoziante.

L’11 luglio scorso i carabinieri hanno perquisito la sua abitazione (dove sono stati trovati pochi grammi di marijuana e 900 euro in contanti) e il negozio, sequestrando due etti di marijuana.

Il 22enne è stato arrestato (anche se subito rimesso in libertà perché incensurato) con due capi di imputazione: detenzione di sostanza stupefacente (i due etti di marijuana nel negozio) e cessione di stupefacente ad un terzo.

«In realtà, nel corso del processo abbiamo presentato del materiale documentale a dimostrazione di quanto fosse poco attendibile l’accusatore – ha spiegato l’avvocato difensore Eleonora Neri del Foro di Modena – Soprattutto sono state prodotte consulenze tecniche, sia della difesa sia del pm onorario: entrambe le perizie hanno concordato sul fatto che si trattava di cannabis light, detta anche canapa legale, con un contenuto di Thc inferiore allo 0,5».

Difatti secondo gli studi tossicologici solo se questa percentuale è superiore allo 0,5 la marijuana ha efficacia drogante.

Non a caso la difesa ha scelto un rito abbreviato condizionato all’acquisizione della consulenza, con il perito che ha deposto nell’udienza precedente.

E ieri è arrivato il proscioglimento: l’accusa ha chiesto l’assoluzione per la detenzione e la condanna a un anno e quattro mesi per la cessione, la difesa ha puntato sull’assoluzione con formula piena, poi sancita dal giudice monocratico Donatella Bove. «Il giusto epilogo di questa spiacevole vicenda, che ha penalizzato non poco il mio cliente», ha commentato il legale.

Ambra Prati

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