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«Più responsabilità per la salute dei nostri anziani»

«Più responsabilità per la salute dei nostri anziani»

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«Non dimentichiamoci degli anziani morti per mancanza di respiratori, questo dolore non sia inutile. La pandemia ci ha fatto capire che siamo tutti sulla stessa barca e ci porta ad assumerci responsabilità per il futuro della sanità. La nostra e l’altrui salute dipende da noi stessi, perché non esiste frontiera antivirus. Non possiamo vivere sani in un mondo malato». È il monito del cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna, intervenuto in videoconferenza in un dibattito sul Welfare promosso dal Comune di Reggio Emilia e patrocinato dalla Regione Emilia-Romagna.

Un webinar che ha avuto come focus la trasformazione delle case della salute in case della comunità, affinché questi luoghi possano essere punti di riferimento non solo sanitari, ma per tutti gli ambiti comunitari, dal lavoro alla cultura fino a coinvolgere associazioni e terzo settore. Il dibattito, coordinato da Daniele Marchi, assessore al Welfare del Comune di Reggio Emilia, si è aperto con l’introduzione del sindaco Vecchi e ha avuto fra i relatori anche Elisabetta Negri, direttore del Distretto Ausl di Reggio Emilia .

«Questo passaggio di riforma è importante innanzitutto perché conservare significa essere vecchi di fronte alle domande e ai bisogni – ha detto Zuppi – Dentro tutto questo c’è molto di cristiano. La priorità è mettere al centro la persona, ma col punto di vista sul “noi”, altrimenti si scade nella solitudine. Lo paragono al “Fratelli tutti” di Papa Francesco che unisce il locale e l'universale. L’identità deve diventare una rete. Alla fine di questa emergenza sanitaria non possiamo pensare di riprendere la vita con la stessa concezione pre-Covid. Ecco perché credo che le case di comunità possano essere una risposta efficace e spero tanto che permettano agli anziani un'assistenza e una protezione il più possibile all'interno dei loro habitat».

Fra i relatori anche Raffaele Donini, assessore alle politiche per la salute della Regione: «La progressiva trasformazione delle case della salute in case della comunità è una sfida bella e impegnativa. Come Regione siamo pronti a mettere in campo investimenti e risorse, ma è importante che ci siano davvero le comunità come parte attiva».

E ancora: «Abbiamo assistito a una fase importante di grande ammirazione nei confronti del personale sanitario in prima linea nel contrasto alla pandemia. Ma la sanità oggi non deve essere più vista come una delega, tutti possiamo e dobbiamo fare la nostra parte», ha aggiunto Donini, il quale poi si è soffermato sull'importanza delle case della salute sul territorio e sul cambiamento che dovranno affrontare.

«Oggi quasi il 50% dei medici di medicina generale ha un proprio studio nelle 121 strutture, nate dal 2010 in poi, che consentono ogni anno di ridurre gli accessi al pronto soccorso e i ricoveri ospedalieri, aspetti mai così importanti come in questo momento di pandemia – ha detto l’assessore regionale – Dobbiamo implementare questa percentuale. E poi la priorità deve essere data alla costruzione del senso di comunità come visione culturale, coinvolgendo i pazienti stessi e le associazioni. L'assistenza domiciliare sta assumendo una profonda importanza e noi come Regione stiamo lavorando a una mappatura dei bisogni perché i servizi non siano standard, ma calibrati a seconda delle differenze. Solo così possiamo garantire un perfetto coordinamento territoriale con equità e prossimità, dall'accoglienza alla presa in carico». —

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