A Reggio 26 nati da madri positive In un solo mese i parti sono stati 17
Solo in due casi anche il neonato è risultato contagiato. Natalini: «Fondamentale il lavoro dell’Usca»
REGGIO EMILIA
Ventisei bimbi nati da madre positiva, fra i quali tre prematuri e un parto gemellare. Solo a novembre, i parti da madre positiva sono stati 17. E finora soltanto due neonati sono risultati positivi. Sono numeri che confermano anche nella seconda fase della pandemia l’importanza del ruolo svolto dell’Usca neonatale, istituita dall’Azienda Usl Irccs di Reggio Emilia nello scorso mese di aprile, durante la prima fase della diffusione del virus, e rimasta attiva anche nel periodo estivo.
Le Usca, ovvero Unità Speciali di Continuità Assistenziale, sono nate per svolgere attività domiciliari per i pazienti colpiti dal virus Covid e rappresentano un’innovazione nelle modalità assistenziali.
Quella neonatale interviene nell’assistenza post-dimissione di madri Covid positive per offrire assistenza a neonati e puerpere dal momento del rientro a casa e integrare la funzione del pediatria territoriale. L’equipe è composta da una specialista neonatologa e un’infermiera con esperienza in ambito pediatrico.
Come spiega Nicoletta Natalini, direttore sanitario dell’Ausl, «a Reggio Emilia sono 26, sinora, i nati da madre Covid positiva. Tra questi ci sono state 3 nascite premature e un parto gemellare. I casi sono stati numericamente importanti, soprattutto nel mese di novembre che ne ha visti 17. È un servizio che completa il percorso offerto alle donne gravide affette dal virus, con ambulatori dedicati per svolgere in sicurezza controlli ed ecografie ostetriche, nel rispetto delle tempistiche appropriate».
A parto avvenuto, i neonati e le mamme restano in ospedale per un periodo di 72-96 ore utile a completare l’iter diagnostico (screening metabolico, oculistico, cardiologico, audiologico). Al momento della dimissione, l’Usca neonatologica e il pediatra territoriale ricevono i nominativi della madre e del bambino.
A domicilio sono tenuti sotto controllo i diversi parametri di madre e neonato e offerti consigli e indicazioni per l’allattamento al seno e l’accudimento materno.
Viene eseguito, inoltre, il tampone di fine isolamento per la madre o quello diagnostico sul bambino, in caso di comparsa di sintomatologia sospetta. Ai fini del monitoraggio del decorso clinico, inoltre, l’Usca svolge sorveglianza attiva tramite rapporti telefonici con la famiglia, la quale può mettersi in contatto diretto con l’equipe in caso di necessità.
Ogni informazione viene condivisa con il pediatra di famiglia al quale spetta la presa in carico del neonato al termine del periodo di quarantena.
«Sono state eseguite, sinora, 14 visite Usca neonatali; solo 2 neonati si sono positivizzati durante la quarantena, ma non hanno manifestato sintomatologia di rilievo – conclude Natalini – In questi giorni l’équipe si arricchisce di due medici della scuola di specializzazione in Pediatria dell’Università di Modena e Reggio Emilia che desiderano conoscere quest’esperienza nella pratica quotidiana». —
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