Gazzetta di Reggio

Reggio

«Ho visto spesso al comando la bambina Per non disturbarla non potei rientrare»

Tiziano Soresina
«Ho visto spesso al comando la bambina Per non disturbarla non potei rientrare»

Tante domande a un agente sulla figlia degli ex colleghi Fabbiani e Pallai: «Anche una vigilessa la teneva in braccio»

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montecchio

Non si è mai scomposto, neppure sulle domande più delicate, diventando così la sua testimonianza la trave portante dell’ennesima udienza sullo scandalo che ha travolto la polizia locale dell’Unione Val d’Enza.

L’agente che ha deposto è stato in forza a quel comando dal 2010 al 2018, per poi andarsene in un altro corpo appena ottenne la mobilità. Tanti i motivi di quella “fuga” lavorativa e su come si sentisse allora lo spiega in uno dei passaggi più forti della sua testimonianza: «Era logorante il clima instaurato all’interno del comando da parte di Tito Fabbiani e Cristina Caggiati (al tempo vice e comandante in Val d’Enza, ora sotto processo, ndr). Quando alla mattina arrivavo davanti al comando volevo tornare a casa. Non sapevo mai se avevo fatto bene o male, avevo paura di essere ripreso. Ansia, mal di pancia, mal di testa, disturbi del sonno: non ne potevo più». Si sentiva preso di mira e non solo lui, perché ne cita altri cinque di colleghi in specifico «danneggiati da Fabbiani, con uno che spesso piangeva». E si sofferma su un agente in particolare: «Ebbe un pesante diverbio con Fabbiani, fu spinto fuori dal comando. Durante i corsi di aggiornamento era sfottuto da Fabbiani e Caggiati. Lui si occupava di edilizia e qualsiasi cosa dicesse nelle domande che gli venivano fatte era sistematicamente preso in giro, con battute, lo deridevano, trattato come una macchietta». Sempre riferendosi a Fabiani si sofferma sui rimproveri: «Violenti, urlava, ci rimproverava nello spogliatoio dove non c’era nessuno. Si protraeva in avanti, metteva le mani dietro alla schiena, si avvicinava». C’è anche spazio per un episodio misterioso, in cui l’agente si era sentito controllato: «Quel giorno pioveva e con un collega dovetti fare un posto di controllo stradale. Nell’auto di servizio ci eravamo lamentati e finito il turno, al rientro Fabbiani ci aveva aspettato per contestarci cose che io e il mio collega avevamo detto sulla macchina... Registrato? – dice rispondendo alla pm Valentina Salvi – non saprei, non credo che si possa ascoltare tramite la radio di servizio». Si lamenta poi delle correzioni sui verbali: «Le notizie di reato vanno visionate da un superiore, ma correggere con penna rossa, gialla e verde qualsiasi cosa scrivessi era troppo a quarant’anni».

Molto dibattuta – con diversi dubbi sollevati dai difensori nel controesame, in special modo dall’avvocato Gabriele Riati – la questione della figlia di Fabbiani e dell’ex ispettrice Annalisa Pallai (pure lei alla sbarra, ndr). «La piccola l’ho vista spesso al comando. Quante volte? Non le ho contate – replica all’avvocato Riatti che fa riferimento a videoregistrazioni fatte nel comando – può essere da uno a dieci. Vedevo Pallai andare e venire dal comando con la bimba e Fabbiani tenerla in braccio e con l’altra sfogliare le carte. Anche una collega la teneva in braccio. Una volta l’operatore della centrale mi disse di non entrare nel comando per non disturbare la bambina». Fa capolino anche un provvedimento disciplinare: «Per una domenica che non andai al lavoro, ma non avevo ricevuto la notifica sul telefonino. Non impugnai quel provvedimento, mi interessava solo andar via e non volevo che si bloccasse l’iter della mobilità». Si torna in aula a gennaio con altre tre deposizioni. —



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