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Rose bianche sul banco vuoto e tanti ricordi tra i compagni

Miriam Figliuolo
Rose bianche sul banco vuoto e tanti ricordi tra i compagni

A scuola attivato subito un supporto psicologico dedicato. La preside: «È un enorme perdita. Siamo vicini ai genitori»

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CAVRIAGO. Rose bianche sul banco vuoto di Youness nella 2 C della Galilei, all’Istituto comprensivo “Don Giuseppe Dossetti”. È stato un sabato mattina di lezione drammatico, ieri, per la classe della scuola media frequentata dal ragazzo di 12 anni investito e ucciso lungo la via Emilia a Cella: il banco di Youness al centro e tutti intorno quelli dei compagni, molti di loro con gli sguardi pieni di lacrime. A porre le rose su quel banco è arrivata la dirigente scolastica Lorena Mussini, entrata in servizio alla guida dell’istituto solo pochi mesi fa.

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I ragazzi, visibilmente provati, sono stati accolti ieri mattina da tutto il corpo docente accompagnato dallo psicologo che già opera all’interno dell’istituto.

«In questo momento hanno l’esigenza di condividere i tanti momenti di gioia vissuti con Youness, hanno bisogno di ricordarlo come era, un compagno, un amico con il sorriso contagioso – spiegano i professori – Stanno scrivendo dei pensieri, dei testi sui quali avremmo poi bisogno di fare una riflessione tutti insieme, per sostenere così la sofferenza. La perdita di Youness è un grande dolore per tutti».


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Lo psicologo

Dall’inizio dell’anno per i ragazzi, i docenti e le famiglie, è attivo un supporto psicologico, per aiutarli a rielaborare il trauma dovuto al lockdown e a rassicurarli nell’intraprendere con fiducia il nuovo anno. Ora questo supporto servirà per affrontare insieme il lutto. «È una disgrazia enorme, una tragica fatalità – sottolinea commossa la dirigente Mussini – Penso che chiunque all’età di Youness abbia voluto, per una volta, ritagliarsi uno spazio proprio, per prendersi una pausa, riflettere un po’. La sorte ha voluto che per farlo si sia allontanato così tanto... Alla fine, l’insieme di circostanza concomitanti, si è concluso con una tragedia».

A lasciare sconvolti sono le modalità dell’incidente. «Sappiamo tutti che la via Emilia ha un problema di sicurezza – puntualizza la dirigente scolastica –. Del resto le strade nascondono insidie e noi insegniamo ai nostri ragazzi, tra le altre cose, anche a muoversi in sicurezza. Ma in quel punto della via Emilia il marciapiede, seppur piccolo, c’è. Penso che ci sia un discorso di responsabilità che le autorità competenti senz’altro stabiliranno».

La preoccupazione ora è anche un’altra. «Vogliamo che i ragazzi e la famiglia sentano la nostra vicinanza – dice Mussini che nel pomeriggio ha fatto visita ai Lakhdar –. Che c’è stata fin da subito».

Racconta, la dirigente, di un’immediata mobilitazione da parte della scuola, non appena i Lakhdar hanno cercato notizie, perché il ragazzo non era rientrato a casa come al solito: «La segnalazione è arrivata alle 14. Con i carabinieri presenti abbiamo verificato che Youness era venuto a scuola, sentito i compagni che ci hanno raccontato di come avesse manifestato l’idea di non rientrare. Tutti gli insegnanti sono corsi qui. E ci siamo messi noi stessi alla ricerca. Io era appena entrata in Conferenza dei servizi e grande disponibilità e comprensione è venuta subito anche dagli uffici scolastici territoriali e regionali, con il supporto e la vicinanza immediata del presidente della Rete primo ciclo Paola Campo, che ringrazio».

L’ansia è cresciuta di minuto in minuto. La giornata così grigia, il timore che Youness potesse essere caduto in mani sbagliate, il tempo che passava senza trovarlo: tutto ha contribuito ad alimentare un cattivo presentimento, che purtroppo ha trovato conferma poco dopo.

La visita

La sede della Galilei è stata da poco inaugurata ma la 2 C si trova ancora nell’ala provvisoria della scuola, proprio di fianco alla segreteria e all’ufficio di presidenza dell’istituto. «Due giorni fa – spiega la Mussini – ero passata in classe per un saluto e un messaggio di incoraggiamento, in questo periodo così difficile di pandemia. Abbiamo fatto in questi mesi, pur nelle tante difficoltà dovute al Covid, un buon percorso, attivato progetti, con tante iniziative in programma, tra queste un murales, attività di Natale, letture e animazioni. Quel giorno ho detto loro che la scuola è la nostra isola felice. Ora purtroppo essa si deve confrontare con un dolore improvviso, immenso».

Di Youness il ricordo è vivido. «Era un ragazzino tranquillo, intelligente, sempre curato e attento – dice la preside –. La sua famiglia integrata. I voti? Ai ragazzi insegniamo che a volte gli ostacoli fanno parte della vita. Non è il voto, ma il tipo di relazione che abbiamo con i professori e i compagni che ci danno un valore, sempre. Un’attenzione che in questa scuola è molto alta, c’è un ambiente sereno, un lavoro di qualità. Questa è una tragedia ci ha colto tutti impreparati». —

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