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1630/2020. Che cos’è la peste? Un’unzione-invenzione velenosa

Stefano Scansani
1630/2020. Che cos’è la peste? Un’unzione-invenzione velenosa

Così credevano e credono i negazionisti. Con il rinforzo di chi pretende le leggi a propria misura

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LA DOMENICA

dalla prima



In altri termini sta venendo meno la disponibilità alla rinuncia per il bene e la vita comuni.

Perché anche la visita alla nonna sola, al figlio che vive nel Comune vicino, l’attraversamento di un ponte confinario possono essere fatali. È debole la consapevolezza che il virus s’attacca e attacca. Minaccia tutti.

Assistiamo a un fenomeno doppio, parallelo, pericoloso: da una parte la resistenza alle rinunce, dall’altra l’assuefazione alle morti.

Ed è pure in costruzione un’intolleranza alle norme generali, perché esse non coincidono con le esigenze personali. Qualche esempio: “Perché non posso andare a pranzo da mia suocera che è sola, ma è consentito andare al ristorante fino alle 18?”; “Perché la stessa regola che limita i movimenti vale nell’area metropolitana di Bologna che conta più di 1 milione di abitanti come, che ne so, a Zerba nel Piacentino, il Comune meno affollato dell’Emilia Romagna, che invece fa 78 residenti?”.

La risposta è elementare quanto le domande: la legge deve essere generale perché essa disciplina la convivenza, con-vivere, vivere insieme.

Proprio sul tema del con-vivere, cessata la pandemia, sarà bene mettere mano alla costruzione sgretolata, oltre che della solidarietà, a quella del rapporto di poteri fra Stato e Regioni. Altroché trionfale diminuzione dei parlamentari: è urgente rigenerare il rispetto, non soltanto costituzionale, ma pure culturale.

Alessandro Somma qualche giorno fa in una sua opinione inviata alla Gazzetta ha lanciato una provocazione e colto una degenerazione: abolire le Regioni piuttosto che le Province (cioè smagrire le prime e riorganizzare le seconde); fare attenzione al caudillismo.

Sì, caudillismo. Ovvero una forma di potere basata sulla demagogia, sul personalismo. Somma segnala: “Da ultimo proprio le Regioni hanno poi alimentato quella forma di antipolitica che si esprime attraverso il caudillismo dei loro presidenti, interessati ad assicurarsi un futuro politico nazionale e impegnati a cercare visibilità ingaggiando scontri surreali con il livello nazionale: da ultimo quelli sulle misure anti-Covid”.

Siamo quindi testimoni di una triangolazione di comportamenti, orientamenti e reazioni che ogni giorno, ogni ora, in ogni titolo di giornale e strillo di tg coinvolgono-stravolgono le disposizioni generali. Le quali, a loro volta, sono ondivaghe e sovrapposte.

La triangolazione: chi non intende rinunciare alle proprie consuetudini e comodità; chi nelle Regioni sfracella il Paese credendo che i colori dell’emergenza siano una pagella; chi infine crede che il virus sia un’invenzione o una fanta-bomba biologica o, peggio, così fa credere a scopo strumentale.

La parafrasi è ancora necessaria per analizzare quest’altro brano del capitolo XXXI dei “Promessi Sposi” dove Alessandro Manzoni romanziere e storico enumera i negazionisti della peste.

Coloro che credevano esser quella un’unzione velenosa, chi voleva che la fosse una vendetta di don Gonzalo Fernandez de Cordova, per gl’insulti ricevuti nella sua partenza, chi un ritrovato del cardinal di Richelieu, per spopolar Milano, e impadronirsene senza fatica; altri, e non si sa per quali ragioni, ne volevano autore il conte di Collalto, Wallenstein, questo, quell’altro gentiluomo milanese. Non mancavan, come abbiam detto, di quelli che non vedevano in quel fatto altro che uno sciocco scherzo, e l’attribuivano a scolari, a signori, a ufiziali che s’annoiassero all’assedio di Casale.

Allora come ora. —

Stefano Scansani

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