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Dona il fegato alla mamma per il trapianto: «L’amore si paga con l’amore»

Cristina e sua figlia Giulia, che le ha donato parte di fegato
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Cristina e sua figlia Giulia, che le ha donato parte di fegato

La coraggiosa donatrice, Giulia, e sua madre Cristina sono di Reggio Emilia. L’intervento è stato eseguito al Policlinico di Modena

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REGGIO EMILIA. «Le motivazioni che mi hanno spinto a donare da volontaria una parte del mio fegato a favore di mia madre risiedono nell’affetto che provo per lei e nel mio bisogno di averla accanto nel mio cammino di vita. L’amore con l’amore si paga». Lo spiega con semplicità, perché l’amore in fondo è un sentimento semplice ma straordinario, esattamente come il gesto della giovane Giulia, che ha donato a sua madre il fegato a sua madre Cristina, che vive a Reggio Emilia.

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L’intervento è durato 16 ore ed è stato realizzato al Policlinico di Modena, la città dove Giulia vive e dove lavora come operatrice sanitaria proprio nell’Azienda Ospedaliero-Universitaria (Aou). E dove, come operatrice sanitaria, è già impegnata nell’emergenza Covid: «L’improvvisa criticità – spiega Giulia – delle sue condizioni e l’urgenza di un trattamento appropriato hanno trovato risoluzione in questo intervento: ho fatto ingresso in sala operatoria come paziente, ma anche come operatrice sanitaria di questo stesso Policlinico, serena e totalmente consapevole. Come tale credo nella scienza, nella medicina, in chi dedica la propria vita al raggiungimento di standard d’eccellenza che poi mette al servizio di ogni singolo cittadino. Ho creduto in questi professionisti che hanno messo in campo le loro conoscenze e conclamate abilità chirurgiche e sarò per sempre loro riconoscente».

La mamma Cristina ha ricevuto il dono d’amore dalla figlia donatrice: un trapianto di fegato da donatore vivente, in piena emergenza Covid, che ha salvato la vita alla donna reggiana affetta da malattia rara e con alto rischio di mortalità, da mesi in attesa di trapianto da cadavere. Entrambe sono state dimesse in buone condizioni di salute. L’intervento è firmato dall’équipe di Fabrizio Di Benedetto, direttore della S.C. di Chirurgia Oncologica Epato-Bilio-Pancreatica e Chirurgia dei Trapianti di fegato all’Aou di Modena e professore all’UniMoRe.

«Il trapianto di fegato da donatore vivente, il secondo che eseguiamo quest’anno – spiega Di Benedetto –, è un intervento che prevede l’impiego di due sale operatorie attive in simultanea per diverse ore del giorno. In questo caso abbiamo lavorato dalle 5 di mattina, ora di apertura della sala operatoria della figlia donatrice, alle 21, ora di chiusura della sala operatoria della mamma ricevente, impiegando decine di operatori tra medici e personale infermieristico. Ringrazio il mio gruppo, il cui lavoro giornaliero ha permesso di raggiungere questo risultato straordinario».

E poi: «Mentre nel Paese gli interventi di trapiantologia del fegato stanno subendo un significativo calo, fisiologico alla luce del panorama storico internazionale, il numero di trapianti di fegato eseguiti al Policlinico è stato pari a quello dell’anno scorso. Abbiamo ritenuto indispensabile rilanciare il programma di trapianto da donatore vivente per ridurre il rischio di mortalità in lista d’attesa».

Come sottolinea il direttore generale dell’Aou di Modena, Claudio Vagnini, «l’azienda non può e non intende venir meno all’offerta di cure per tutti i pazienti, sia come trattamenti attivi, sia come protezione dal contagio. A questo fine, abbiamo organizzato un percorso preciso: il paziente accede alla struttura, riceve la cura e viene dimesso con tutte le protezioni, affinché non contragga il virus in ospedale. Siamo orgogliosi dell’operato dell’equipe e di tutte le strutture che stanno lavorando in condizioni straordinarie».

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