Gazzetta di Reggio

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l’inchiesta 

I tre poliziotti restano in silenzio davanti al gip

Tiziano Soresina
I tre poliziotti restano in silenzio davanti al gip

Falso e depistaggio: su precisa scelta difensiva vanno a vuoto gli interrogatori. L’indagine si avvia verso la conclusione

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reggio emilia

I tre poliziotti – un sovrintendente capo e due agenti (un uomo e una donna) – accusati di falso e depistaggio si sono avvalsi della facoltà di non rispondere davanti al gip Dario De Luca.

Scelta difensiva ben precisa emersa di recente – in tribunale – all’interrogatorio di garanzia susseguente alla misura cautelare interdittiva (i tre in forza alle Volanti sono stati sospesi dal servizio per un anno) emessa dal gip De Luca con relativa ordinanza.

Bocche cucite, quindi, in aula e inchiesta che presumibilmente si avvia verso la conclusione da parte dei due sostituti procuratori (Marco Marano e Iacopo Berardi) che hanno coordinato il lavoro investigativo della Mobile. A far partire questa indagine sarebbe stato l’invio alla Procura di una segnalazione sull’operato dei tre poliziotti in merito all’arresto di due gambiani per rapina: Njie Essa (30 anni) e Doudou Momodou Taal (21enne), entrambi già gravati da precedenti. Proprio i verbali su due rapine – del 17 e del 22 aprile di quest’anno – sarebbero considerati in parte non attendibili. Diversi i falsi contestati dai due magistrati inquirenti: tra questi i riconoscimenti di due vittime in questura (che sarebbero avvenuti invece a casa delle stesse), o il fatto che una giacca sospetta era stata ritrovata addosso all’indagato (mentre era stata recuperata invece alle Reggiane).

C’è poi il caso delle generalità di uno dei due indagati, che non coincidevano rispetto a quelle trascritte a verbale, come fu rilevato allora dal giudice del caso, sempre De Luca, che lo liberò dall’indagine, dalla quale scattarono poi gli accertamenti sui poliziotti. A pesare infine è il depistaggio: perché l’aver falsamente rappresentato la realtà alla autorità giudiziaria, ne ha influenzato poi il giudizio. Fatto considerato assai grave e che ha fatto scattare l’inchiesta.

Sinora sulla delicata vicenda si sono alzate solamente due voci. In prima battuta quella del procuratore Marco Mescolini che, attraverso un comunicato-stampa, ha ripercorso quanto ricostruito durante gli accertamenti nei confronti dei tre poliziotti.

In seconda battuta la Questura: «Abbiamo indagato fin da subito con trasparenza e con una doverosa collaborazione con la Procura, che per questo ha a sua volta dimostrato fiducia e vicinanza alla polizia di Stato. Una collaborazione – viene rimarcato – per la quale possiamo solo esprimere gratitudine». —



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