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Pedofilia, assolto un 45enne «Non erano atti libidinosi»

t.s.
Pedofilia, assolto un 45enne «Non erano atti libidinosi»

Il caso giudiziario riguarda il compagno della mamma di un bambino di 9 anni L’operaio: «È la fine di un incubo». Nel 2017 arrivò la segnalazione in Procura

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«È la fine di un incubo durato tre anni»: è lo sfogo con la Gazzetta di un operaio 45enne che nel 2017 era finito in una vicenda delicatissima, chiusa di recente con l’assoluzione «perché il fatto non costituisce reato».

Stiamo parlando di un caso giudiziario di enorme sofferenza per un nucleo familiare, in quanto di mezzo c’è la pesante accusa di violenza sessuale aggravata, con un bimbo al tempo di nove anni come presunta vittima.

E l’imputazione riguarda l’operaio, compagno della madre del bambino.

Un fulmine a ciel sereno che scocca nei primi mesi del 2017, quando i servizi sociali vengono contattati dalle insegnanti dell’alunno. Le maestre segnalano elementi di preoccupazione relativamente al minorenne. Ovviamente ci si va con i piedi di piombo: prima il minore incontra in più occasioni le insegnanti stesse, successivamente il confronto è con le assistenti sociali. Accertamenti nella massima cautela e riservatezza che portano il servizio sociale a segnalare il caso alla Procura. Alla luce proprio di quegli incontri viene evidenziato agli inquirenti che il bambino, almeno in tre occasioni, sarebbe stato oggetto di attenzioni sessuali da parte del compagno della mamma. Viene subito aperto un fascicolo e l’approdo inevitabile è un incidente probatorio in cui – nel giugno 2017 – viene sentito il minorenne su quei toccamenti proibiti agli organi genitali. Nell’audizione protetta il bambino conferma sostanzialmente quanto raccontato negli incontri precedenti ad insegnanti ed assistenti sociali, ma emerge qualche dubbio sulla connotazione sessuale di quei gesti da parte dell’operaio.

Dopo questo passaggio giudiziario si arriverà velocemente all’udienza preliminare davanti al giudice Luca Ramponi. Ma dall’ottobre 2017 occorreranno ben 12 “tappe” per arrivare alla sentenza. Durante il procedimento ha deposto anche la madre del bimbo.

Nell’udienza decisiva la Procura ha chiesto per l’imputato la condanna a 6 anni di reclusione.

Di parere opposto l’avvocato difensore Noris Bucchi che nell’arringa solleva due questioni. Parla di attendibilità del minorenne “inquinata”, seppur involontariamente, dalle varie audizioni affrontate prima che avvenisse l’incidente probatorio. E soprattutto la difesa evidenzia come i gesti compiuti dall’imputato non avessero finalità libidinose. Dalla camera di consiglio il gup Ramponi uscirà assolvendo il 45enne.

«Sarà interessante leggere le motivazioni della sentenza – commenta l’avvocato Bucchi – in quanto dal dispositivo sembra di comprendere che il giudice abbia ritenuto sussistente il fatto come contestato, ma che non abbia rilevanza sessuale». —

t.s.

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