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LA LETTERA

«Bimbi, genitori e nonni positivi per una quarantena tardiva»

«Bimbi, genitori e nonni positivi per una quarantena tardiva»

Prima la positività di un maestro il 24 novembre, poi il provvedimento Ausl scattato venerdì. L’amarezza dei genitori e dei docenti della classe dell’Istituto comprensivo Da Vinci di Reggio 

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REGGIO EMILIA. C’è tanta amarezza tra noi genitori e tra gli insegnanti e tante domande senza risposta sulla gestione di un focolaio Covid in classe e sulla validità dei protocolli, persino quelli applicati a scuola, ai quali hanno aderito con tanto scrupolo e fiducia docenti e famiglie. In una quinta classe elementare 5 bimbi sono risultati positivi al tampone eseguito venerdì scorso, per fortuna in gran parte asintomatici. Tutta la classe è ora in quarantena.

Un provvedimento arrivato ben 8 giorni dopo l’accertamento della prima positività, quella di un maestro, e 10 dopo l’ultimo contatto a rischio. Nel frattempo i bimbi, in assenza di diverse indicazioni, sono andati a scuola e hanno svolto attività e vita sociale, seppur ridotte dalle norme anti Covid. In questo modo essendo, loro malgrado, veicolo di un rischio elevato di contagio per altre persone. E, infatti, in queste ore già diversi genitori e nonni dei bambini positivi lo sono risultati a loro volta. Si poteva evitare che il virus si propagasse tanto? A noi pare di sì.

le tappe

Il 30 ottobre una maestra scopre di essere positiva, dopo il tampone eseguito in seguito alla positività del marito. La docente era rimasta a casa da scuola già dal 22 ottobre e l’Ausl non procede. Vengo avvisata come rappresentante di classe. Dal momento che non si ravvedono i presupposti per un provvedimento, in accordo con i docenti, si decide di non informare le famiglie. Passa meno di un mese e il 24 novembre arriva la positività del maestro, che ha frequentato la scuola fino al venerdì precedente, il 20 novembre.

Il 25 novembre ne vengo messa al corrente. La scuola contatta l’Ausl. Mi attivo con la mia pediatra per chiedere informazioni, il maestro lo fa con il suo medico e il pediatra (ha dei bimbi anche lui). La risposta è la stessa: è l’Ausl che deve intervenire. Anche qui ci si pone il dubbio se comunicarlo alle famiglie o se aspettare che l’Igiene Pubblica intervenga.

Cercando di essere fiduciosi, anche nella riduzione del rischio per la sempre puntuale applicazione dei protocolli di sicurezza a scuola, si decide di attendere. Passa un giorno, il 26 novembre, senza notizie e la preoccupazione e i dubbi aumentano.

Il maestro cerca di sollecitare un intervento: telefona, scrive email, ma pare tutto inutile. La mattina del 27, senza ancora avere indicazioni, decidiamo di avvisare le famiglie. I genitori reagiscono con grande senso di responsabilità, senza panico. Qualcuno pensa al tampone a pagamento, altri al test sierologico, ma i tempi sono comunque lunghi rispetto alla procedura che sarebbe più appropriata, quella legata a un sospetto focolaio scolastico.

il silenzio

Purtroppo il silenzio dell’Ausl si protrae fino al pomeriggio del 2 dicembre, quando, finalmente, arriva la comunicazione dell’Igiene pubblica che la scuola la gira alle famiglie: la classe è in isolamento. Il provvedimento – le conferme arriveranno dopo e solo in via informale – è legato alla positività del maestro, ma è arrivato con ben otto giorni di ritardo.

La scuola attiva subito la Ddi, didattica digitale integrata, che parte il giovedì, 3 dicembre. I bambini vengono sottoposti al tampone il giorno successivo, venerdì 4, praticamente 14 giorni dopo l’ultimo contatto (il 20 novembre) con il maestro e 10 giorni dopo l’accertamento della sua positività: alla fine cioé di una quarantena che però non hanno mai fatto.

Intanto continua il silenzio dell’Ausl: nessuno di noi viene contattato o riceve una qualche informazione di qualsiasi tipo sulla gestione, per esempio, dei bambini a casa, ma solo un paio di sms, per altro non arrivati a tutti, la sera del 4 dicembre, con la nota dell’appuntamento al padiglione Ziccardi al San Lazzaro. Le informazioni, anche successivamente, arriveranno alla spicciolata e poco chiare, soprattutto per le famiglie straniere, ma non solo. La speranza, inutile dirlo, è che non ci siano positivi.

Gli esiti almeno quelli non tardano, ma il silenzio dell’Ausl perdura. Tra la sera del 4 e il 5 vengono comunicati alcuni positivi, ma quanti siano davvero lo scopriamo la domenica, 6 dicembre, quando una sola famiglia, per altro di una bimba negativa al test, viene contattata dall’Igiene pubblica. Ora è chiaro che la situazione è classificabile come focolaio. L’informazione ufficiale dell’Ausl, arriva, e solo ad alcune famiglie, la mattina di lunedì 7 dicembre. La classe resta in quarantena e il calcolo dei 10 giorni riparte da capo con la programmazione del secondo giro di tamponi finale per tutti. Anche per i bambini risultati negativi l’indicazione è l’isolamento domestico, ma a questo punto i giorni passati dall’ultimo contatto con il maestro sono addirittura 17, 13 dall’accertamento della sua positività.—

Miriam Figliuolo

Giornalista

e rappresentante di classe

a nome dei genitori, dei ragazzi

e dei docenti della 5b Carducci

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