I movimenti nel Paraguay un rifugio per i neofascisti
La testimonianza dell’ex moglie di Bellini negli anni ’80 «Pensò che lì poteva ottenere un brevetto»
REGGIO EMILIA
«Non so perché nella circostanza mio marito abbia pensato che in Paraguay la cosa potesse riuscirgli facilmente, non mi parlò di amicizie sulle quali egli potesse contare in Paraguay». Così nel maggio 1983 l’ex moglie di Bellini risponde nelle vesti di testimone al consigliere istruttore Vincenzo Luzza, nell’ambito della prima inchiesta sulla strage di Bologna. Già all’epoca le attenzioni degli inquirenti si soffermarono sul Paraguay, rifugio di molti neofascisti. Ed è al Paraguay, secondo il racconto dell’epoca dell’ex moglie, che pensò anche la Primula Nera per cercare di ottenere un brevetto di 3°grado, con lo scopo di intraprendere il lavoro di pilota di aero-taxi.
Una recente testimonianza dell’ex moglie di Bellini, tornata anche nel 2019 davanti ai magistrati della Procura Generale di Bologna nell’ambito della nuova inchiesta sui mandanti, ha inoltre contribuito a incrinare l’alibi con cui la Primula Nera aveva ottenuto il proscioglimento datato 1992, riconoscendo l’ex marito nel volto estrapolato dal video girato in stazione la mattina del 2 agosto da un turista tedesco.
Quanto al Paraguay, è la recente consulenza della Procura generale che descrive come il Paese sudamericano sia stato rifugio privilegiato di molti neofascisti, ricostruendo un sottile filo nero che conduce da Gaetano Orlando ed Elio Massagrande della Tecnimport (vedi articolo in alto, ndr) fino a Licio Gelli, il capo della P2. Una ricostruzione articolata, nella quale viene citato anche un furto di opere d’arte, avvenuto a Oslo: quadri di Picasso, Goya Gauguin, Van Gogh, Rembrandt. Nell’ambito delle indagini, nel 1984, durante una perquisizione a seguito di un arresto vengono trovate alcune lettere in cui si parla di Massagrande, Orlando e Gelli, tutti di stanza in Paraguay. In particolare, si parla esplicitamente di «affari» in Paraguay: «Sarà inoltre interessante sentire a quattrocchi Licio Gelli per apprendere cose molto interessanti sugli scandali italiani di governo», si legge nella lettera. In una rubrica, invece, erano elencati i nomi di altri neofascisti, compreso l’indirizzo di Francesca Mambro nel carcere di Voghera. Nella ricostruzione della consulenza della Procura, Massagrande viene indicato dai servizi di sicurezza del Paraguay come ex consulente della polizia spagnola durante la dittatura di Franco, con legami anche con i servizi segreti paraguaiani, diventando nel Paese dell’America Latina addestratore paramilitare di civili. È a Quito, invece, capitale dell’Ecuador, in cui negli ultimi mesi del 1982 Massagrande e Orlando vengono avvistati insieme a Delle Chiaie. Avvistamenti segnalati, sempre nel 1982 anche in Argentina. —
E.Spa
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