Gazzetta di Reggio

Reggio

Toghe onorarie sottopagate e senza tutele. Anche a Reggio soffia un vento da sciopero

Tiziano Soresina
L’ingresso del palazzo di giustizia di Reggio Emilia
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L’ingresso del palazzo di giustizia di Reggio Emilia

Braccio di ferro con Bonafede. I giudici di pace espongono, in segno di protesta, le parole del ministro: «Inaccettabili»

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REGGIO EMILIA. La giustizia rischia di bloccarsi anche a Reggio Emilia. Come in tutta Italia, anche nel nostro tribunale spira infatti forte il vento della protesta da parte dei magistrati onorari – nelle aule reggiane vi operano 29 fra giudici (got), vice procuratori (vpo) e giudici di pace – che da più di vent’anni affrontano un lavoro delicatissimo (vanno in udienza, studiano fascicoli, fanno ricerche giurisprudenziali, emettono sentenze) in condizioni a dir poco lesive della dignità professionale (nessuna tutela in caso di malattia e maternità, senza ferie, il versamento dei contributi previdenziali a carico del professionista, nessun adeguamento retributivo).

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Per capirci, le stime nazionali – che trovano rispondenza anche nel foro di Reggio Emilia – dicono che i magistrati onorari affrontano ogni anno oltre il 50% dei processi civili di primo grado ma anche l’80% del versante penale, a fronte di una retribuzione che ben difficilmente supera i mille euro mensili. Basti pensare che dal 2003 è previsto un mai aggiornato gettone di presenza di 98 euro lordi per ogni udienza, senza alcun riconoscimento economico in caso di assenza per malattia, come purtroppo sta sempre più avvenendo nel 2020 a causa della pandemia. Le chiamano le “toghe a cottimo” e stiamo parlando di giustizia, cioè di una delle travi portanti di ogni democrazia. Una situazione di estremo disagio che si trascina da tempo a colpi di proroghe per i 5mila magistrati onorari italiani, nonostante la Corte di Giustizia Europea abbia riconosciuto che le toghe onorarie siano dei lavoratori subordinati a tempo determinato (con tutte le conseguenze annesse a livello economico e di tutele).

Una chiara posizione europea che in Italia non trova sbocchi, anzi da tempo è ferma la riforma prevista dalla Legge Orlando del 2017 (non priva, comunque, di passaggi critici) e in commissione Giustizia del Senato è stato depositato il ddl Vallente-Evangelista accolto molto negativamente dalle associazioni di categoria perché lo ritengono peggiorativo sul piano della tutela dei diritti e non tiene conto di quanto statuito dalla Corte di Giustizia Europea.

A far traboccare il vaso è stata di recente la risposta del guardasigilli Alfonso Bonafede a un’interrogazione parlamentare sul trattamento dei magistrati onorari alla luce della sentenza europea. Per Bonafede l’esistenza dei magistrati onorari «è legata alla finalità di contenere il numero dei togati, pena la perdita di prestigio e la riduzione delle retribuzioni della magistratura professionale». Parole che hanno scatenato una dura reazione: due toghe onorarie di Palermo sono dal 2 dicembre in sciopero della fame, 90 colleghi palermitani sono in sciopero a oltranza e la protesta si è già allargata a diversi tribunali, flash mob davanti ai palazzi di giustizia. Indignati, i giudici di pace reggiani hanno appeso sulle porte dei loro uffici le parole ritenute inaccettabili del ministro Bonafede. La mobilitazione si sta espandendo e siamo ormai sull’orlo dello sciopero nazionale.


 

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