Le attente cure a Reggio prima dell’intervento per superare la malattia
L’impegno dei professionisti di due ospedali, preparati e appassionati al servizio della paziente che è anche ex caposala del Santa Maria
la storia
Adriano Arati
Mette al centro alcuni dei protagonisti più noti della sanità reggiana e non solo, la storia della donazione di Giulia Baroncini alla mamma Cristina Cristofori. A partire dalle due attrici principali, la figlia infermiera dell’Azienda Ospedaliera-Universitaria di Modena, la mamma caposala al Santa Maria Nuova reggiano. Per proseguire con il marito di Cristina, per decenni primario all’ospedale Santa Maria Nuova e oggi in pensione, per arrivare ai responsabili dei reparti di Oculistica e di Malattie Infettive, Luigi Fontana e Marco Massari. Medici conosciutissimi da migliaia di pazienti, per la loro attività. Massari, poi, è il referente del settore più coinvolto nell’emergenza Covid, il suo reparto è quello che accoglie i malati più gravi e la sua figura ha acquistato grande popolarità. Amplificata, il 25 aprile scorso, dalla celebre foto in cui omaggia il padre partigiano entrando in corsia bardato con le varie tute protettive e, sopra, il foulard della Brigata Garibaldi in cui aveva combattuto il babbo, settantacinque anni prima.
La malattia con cui ha combattuto Cristina prende il via in maniera causale, con la reazione acutissima e improvvisa ad un antinfiammatorio preso per combattere il mal di testa. L’infermiera si trova alle prese con la rarissima quanto dolorosissima sindrome di Steven Johnson, che la debilita progressivamente e le impedisce anche il riposo a causa di un prurito costante ed estremamente fastidioso. Con il passare dei mesi, la situazione peggiora ulteriormente, le capacità visive vengono intaccate quasi del tutto e la donna, semi-cieca, non può che rimanere ferma nella sua stanza di ospedale, dove è perennemente affiancata e accudita dal marito e dalla figlia, in turni costanti. Persone abituate a tirate notturne e a lunghi turni, che ora si trovano però a dover affrontare non solo per questioni professionali. Il tutto nei complicatissimi mesi dell’emergenza sanitaria pandemica.
Qui si arriva agli altri protagonisti. Pur in un periodo in cui la gran parte degli sforzi erano per forza di cose rivolti al Covid-19, Massari dal primo momento ha cercato di seguire al meglio la paziente e collega, come fatto con tutti i malati del reparto di malattie infettive non collegati al Coronavirus. È stato lo stesso Massari, una volta che il quadro è diventato chiaro, a fare da tramite con l’équipe guidata da Fabrizio Di Benedetto nel Policlinico modenese, parte della struttura sanitaria in cui è impiegata Giulia Baroncini. Quando è sopraggiunta la cecità, si è attivato anche Luigi Fontana, responsabile del reparto di Oculistica del Santa Maria Nuova, così da garantire supporto anche su quel fronte ed evitare che le conseguenze alle capacità visive diventassero troppo pesanti e non recuperabili. A Massari e a Fontana, oltre che alle decine di sanitari impegnati nella lunghissima giornata del trapianto in due sale operatorie parallele e nelle settimane di preparazione e affiancamento, sono andati i primissimi ringraziamenti della famiglia coinvolta, una volta passata la fase più delicata della degenza post-intervento.
La fase della grande paura sembra ormai superata, Cristina dovrà rimanere sotto costante controllo e seguire terapie farmacologiche pensate per ridurre i rischi di un rigetto, ma gli eterni mesi del dolore, del prurito impossibile da scacciare e del buio totale sono alle spalle. Grazie all’impegno di due ospedali e due mondi, in questo 2020 così complicato, ugualmente efficaci nel completare un cammino particolarmente complesso e delicato. —
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