«Nel carcere reggiano pochissimi positivi tra detenuti e operatori»
reggio emilia
Diffusione del Covid-19 «estremamente limitata» nelle carceri di Reggio Emilia e Parma con uno/due casi tra i detenuti e altrettanto ridotta tra gli operatori. È quanto rileva il “Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà” al termine della sua visita in diverse strutture regionali.
In entrambi gli istituti sia il personale che le persone detenute erano dotati di mascherine e i tamponi vengono effettuati in maniera sistematica a chi entra in carcere, riferisce il Garante, sottolineando che «questo elemento va valutato positivamente anche se l’alto numero di persone detenute anziane o con più patologie presenti nell’Istituto di Parma induce a molta attenzione e cautela».
Quanto al penitenziario di Reggio Emilia, il Garante osserva che il «numero elevato di circuiti detentivi rende molto complessa la sua gestione e difficile è anche la situazione della articolazione per la tutela della salute mentale (Atsm), un reparto con un numero molto elevato di posti (46) in assenza di spazi adeguati». A rendere ancora «più critica» la situazione, aggiunge il Garante, è la «forte presenza di persone provenienti da fuori regione (16 attualmente) per le quali diventa molto problematica la presa in carico da parte del territorio di appartenenza».
L’istituto di Parma, rileva poi il Garante, ha una «sua evidente complessità» anche perché «la stessa reclusione si articola in una pluralità di circuiti diversi, con spesso situazioni di incompatibilità tra di loro». Particolarmente «critica», si legge nel report, è la «presenza di un gran numero di persone assegnate all’istituto da altre regioni per motivi di salute in vista del ricovero nel servizio di assistenza intensiva (Sai) e in quello per disabili, sezione paraplegici (Crupi)». —
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