Covid, «Terza ondata assicurata se non si apre ai privati nel trasporto pubblico»
L’allarme di Fontana e Gaspari, titolari di aziende di autotrasporto e turismo di Reggio Emilia: «Siamo fermi dal 23 febbraio: perdite milionarie, saremo costretti a licenziare»
REGGIO EMILIA. «Le nostre peggiori previsioni si sono avverate. Sul trasporto pubblico scolastico siamo stati delle Cassandre inascoltate: se noi trasportatori privati fossimo stati coinvolti fin dall’autunno i ragazzi delle superiori di Reggio Emilia avrebbero potuto andare a scuola, invece la cosa più semplice per il Governo è stata chiudere. Ora vedremo come si giocherà la partita della ripresa delle lezioni a gennaio». È unanime il coro degli autotrasportatori aderenti a Fita-Cna, che nel maggio scorso avevano sfilato in un corteo di bus lumaca da piazzale Atleti Azzurri d’Italia fino a via Emilia San Pietro per lanciare un grido d’allarme su un settore – quello del trasporto persone – che rischia di essere spazzato via dalla crisi Covid.
TRASPORTO SCOLASTICO
Tra le proposte avanzate otto mesi fa per risollevare un settore paralizzato figurava l’affidamento ai privati di parte del trasporto scolastico.
Una proposta caduta nel vuoto, come hanno spiegato Alessandro Fontana (dell’Autoservizi Fontana di San Polo, tre fratelli, 30 dipendenti, agenzia viaggi e ditta di pullman, vettore ufficiale del Parma Calcio e del Volley Tricolore) e Paolo Gaspari (Gaspari Viaggi, tre fratelli soci, una ventina di dipendenti, stesso mercato di riferimento).
«Avevamo messo a disposizione venti mezzi. Nella prima tornata a settembre i budget erano ridicoli: non coprivi le spese, difatti si sono aggiudicati il servizio aziende con titolari del sud. Nella seconda tornata siamo riusciti a entrare in Seta con un solo mezzo dal 3 novembre: un pullman a testa alle ditte locali, un contentino – ha dichiarato Fontana – sei mesi per organizzare e invece nulla, per insipienza a livello nazionale più che locale».
La speranza era che «qualcosa si avverasse sul fronte del trasporto scolastico e invece è stata un’occasione mancata, un errore clamoroso – ha fatto eco Gaspari – se i prefetti avessero disposto che i bus turistici fermi potessero rinforzare il trasporto pubblico noi avremmo ripreso a lavorare, si sarebbe assicurato il distanziamento e lo Stato avrebbe risparmiato la cassa integrazione ai nostri dipendenti. Adesso se a gennaio la politica non consentirà ai mezzi privati di affiancare i bus pubblici la terza ondata sarà assicurata».
SETTORE IN GINOCCHIO
Anche il timore espresso a maggio dagli operatori di un azzeramento dell’attività sine die si è avverato. Fontana ha sottolineato: «È dal 23 febbraio che siamo fermi. Siamo a corto di liquidità a cause delle spese fisse da rispettare (dipendenti, gasolio, manutenzione ordinaria, tasse). L’intero anno è perso, con un mancato fatturato che nel 2019 per noi è stato di 4,5 milioni di euro. Siamo aperti ma è come se fossimo chiusi: a febbraio le otto dipendenti dell’agenzia di viaggi erano poche, ora non squilla più il telefono da mesi, è il deserto. Stiamo usando le liquidità personali, ma dico la verità: nonostante il divieto di licenziare sia stato prorogato fino a marzo 2021, non appena si potrà dovremo farlo».
Del resto l’emorragia di autisti è già avvenuta, ha proseguito Gaspari: «Su una ventina, otto si sono licenziati per andare a fare il camionisti del trasporto alimentare, l’unico che “tira”. Li capisco: con i 600-700 euro al mese di cassa puoi resistere qualche mese, non anni. I ristori? Ci hanno riconosciuto il 10% di ristoro sul fatturato di un mese, aprile 2020. Io su un fatturato di 150mila euro ne ho ricevuti 15mila euro: ci pago a malapena le assicurazioni, che non abbiamo tolto per la speranza di ripartire, e le bollette. E, al di là dei contributi a pioggia, noi vogliamo lavorare: se il lavoro non c’è, al mattino ti alzi e i mezzi restano in garage, è la depressione. I bus vogliono macinare chilometri».
IL FUTURO
E il futuro? Nero, anzi nerissimo. Secondo Fontana «purtroppo il 2021 temo sarà come il 2020: la gente è molto spaventata, non vedo una ripartenza fino al 2022. Sicuramente sul fronte agenzia di viaggi bisognerà inventarsi qualcosa, perché prima che il turismo si riprenda passeranno anni».
A essere più ottimista è invece Gaspari: «Spero che in primavera riprenda qualche gita domenicale, ma è chiaro che il prossimo anno su venti bus granturismo potremo sperare di farne girare la metà. Il problema grosso è che quando ci sarà la ripresa, magari tra sei mesi, le ditte non avranno la liquidità per pagare lo sblocco dei leasing dei mezzi e chi non avrà le spalle larghe è destinato a fallire». —
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