“Orgoglio granata”, i tifosi malmenati condannati per la rissa con la baby gang
Reggio Emilia, due ultras granata raggiunti da un decreto penale per gli scontri del 24 marzo 2018 con una banda di minorenni
REGGIO EMILIA. Raggiunti da un decreto penale di condanna. Sta suscitando non poco malumore e molta rabbia nel mondo della tifoseria granata quanto avvenuto a due ultras della Reggiana, che nei giorni scorsi si sono visti recapitare un decreto penale con l’accusa di rissa e con una condanna a un mese e 15 giorni – convertita in una pena pecuniaria pari a 3.375 euro ciascuno – in conseguenza dei fatti avvenuti il 24 marzo del 2018, quando per le strade di Reggio Emilia sfilò il corteo “Orgoglio granata”.
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Un corteo pacifico al quale parteciparono circa 2.500 tifosi, per chiedere che lo stadio torni alla Reggiana, al termine del quale tuttavia in pieno centro storico si verificò un grave episodio di violenza fra un gruppetto di minorenni di origine extracomunitaria e alcuni tifosi granata, due dei quali malmenati e aggrediti mentre stavano tornando a riprendere le proprie auto. Le prime provocazioni erano iniziate in piazza Frumentaria, intorno alle 19,10, quando una ventina di giovani e giovanissimi ha accolto i tifosi con insulti e provocazioni: “Forza Parma!”, “Reggiani di m...”. I tifosi presi di mira sono stati raggiunti da calci e pugni e hanno cercato di difendersi. Ma la miccia si era ormai accesa. E ai due ultras malmenati sono arrivati a dar man forte altri tifosi. Il parapiglia, all’arrivo degli agenti, si è tramutato in un fuggi-fuggi generale.
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Con gli aggressori inseguiti lungo via Farini e fino a via Palazzolo, a pochi passi dall’hotel delle Notarie. Coinvolto nella mischia suo malgrado anche il fotografo della Gazzetta, Enrico Rossi, accorso sul posto per documentare quanto stava accadendo. Al suo arrivo era stato letteralmente scaraventato contro un muro e alla fine era stato costretto a ricorrere alle cure del pronto soccorso per il trauma a una spalla, nel tentativo di difendere la macchina fotografica
«Ad aggredire i tifosi una banda di teppisti», disse all’indomani l’allora questore, Antonio Sbordone, specificando che l’episodio di violenza non c’entrava «nulla con il corteo in sé» e lanciando l’allarme su «questi gruppetti che girano per il centro storico potrebbero anche provocarsi a vicenda». Le provocazioni sono proseguite anche successivamente, quando uno dei giovanissimi della banda si è fatto immortalare su Instagram con una sciarpa della Regia presa durante la colluttazione, per poi fotografare la stessa sciarpa riposta all’interno di un cassonetto dei rifiuti, sopra ad alcuni sacchi della spazzatura, aggiungendo alla foto l’immagine di un cuore.
Sull’episodio di violenza subito sono scattate le indagini della Digos, presente sul posto. E se per due minorenni identificati si è aperta la strada della giustizia minorile, anche per i due tifosi – che a loro volta hanno riportato ferite e lesioni personali, fra le quali anche la perdita di un dente – è scattata l’imputazione per rissa, confluita nel decreto penale firmato il 5 novembre dal gip, al quale ora hanno deciso di opporsi. «Quello che è stato contestato al mio cliente come una rissa è in realtà tutt’altro – commenta l’avvocato Helmut Bartolini, difensore di uno dei due tifosi – noi abbiamo fatto opposizione e siamo convinti che i fatti si siano svolti in maniera ben diversa. Sia il mio assistito sia il suo amico tifoso sono stati aggrediti. Il mio cliente ha deciso di fare opposizione, occorre un processo ordinario per ricostruire quello che è successo quel giorno in centro».
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