«Troppe vittime, via Emilia strada killer» A Cella l’abbraccio ai genitori di Youness
Un centinaio di persone alla manifestazione per chiedere sicurezza. Presenti anche i parenti del dodicenne morto investito,
REGGIO EMILIA.
«La via Emilia è killer per incuria e abbandono». Sotto lo striscione – appeso ai piedi del sovrappasso “ecomostro” di Cella, sul lato dell’ex banca insieme a una decina di nastri rossi a simboleggiare le vittime della strada – si sono riunite ieri un centinaio di persone, che hanno sfidato la pioggia per partecipare alla manifestazione di cordoglio in memoria di Youness Lakhdar, il dodicenne falciato da un furgone venerdì scorso. All’iniziativa hanno presenziato anche i genitori del ragazzino, con alcuni parenti che mostravano la foto del piccolo.
«L’iniziativa è stata fatta per noi, ci è sembrato giusto esserci. Grazie a tutti», ha commentato il papà Moustapha Lakhdar. Il primo a prendere la parola, nei numerosi interventi che si sono succeduti per un’ora e mezza, è stato Alberto Sassi, presidente dell’associazione Mattone su Mattone promotrice dell’iniziativa.
«È da troppi anni che succedono disgrazie – ha detto Sassi stringendo la mano all’assessore alla Mobilità del Comune di Reggio Emilia, Carlotta Bonvicini – Noi possiamo fare proposte (limite dei 30, rallentatori, autovelox), ma gli amministratori siete voi. Aggiungo una piccola polemica: la tangenziale della quale tanto si parla (le gru sono già al lavoro, ndr) terminerebbe poco dopo l’ex Marabù, quindi sgraverà la città ma non risolverà nulla a Cella, anzi per noi potrebbe peggiorare l’esistente se ci sarà uno svincolo».
La vicepresidente Maria Cristina Guarnieri ha rincarato la dose. «Stava maturando l’esigenza di unire le tre frazioni di Cella, Cadè e Gaida sul tema sicurezza stradale, quando la morte di Youness, che ci addolora profondamente, ci ha preceduto. In questo ultimo decennio sono state dieci le vittime di questo tratto della via Emilia, senza contare i feriti. L’amore per Youness deve prendere la forma dell’impegno civico e della fermezza: questo è il modo migliore per onorare le vittime». E poi: «Non dobbiamo stancarci di chiedere all’amministrazione interventi di mitigazione; se ci vorrà molto tempo, non desisteremo. Mia madre mi ha ricordato che, quando venne a vivere a Cella negli anni ’70, gli abitanti organizzarono una raccolta di firme per chiedere un semaforo: da allora nulla è cambiato, se non questo sovrappasso che si è rivelato inefficace». Per Guarnieri , «occorre rendere queste frazioni più vivibili, avere la libertà di muoverci in sicurezza. D’ora in poi lavoreremo con l’amministrazione per un piano, a breve o medio periodo, anche se i lavori dipendono da altri enti (Anas); possiamo coinvolgere il prefetto e la Regione. Abbiamo già consegnato un elenco di piccoli interventi che permetterebbero, ad esempio, a coloro che prendono i mezzi pubblici di non aspettare il bus in mezzo alla strada. Il passo successivo saranno gli interventi a più alto impatto. È nostra intenzione costruire una piccola delegazione con tutte le anime della frazione (parrocchia, associazioni, privati); la prima riunione è fissata per il 19 dicembre, per mettere nero su bianco le idee e ottenere a gennaio un incontro con gli assessori Marchi e Bonvicini. Perché dovremmo fare tutto questo, se in 40 anni non è cambiato nulla? Per due ragioni: per diventare persone migliori e lasciare alle nuove generazioni qualcosa di concreto».
Dopo l’intervento della pedagogista Alessandra Braglia, della scuola comunale dell’infanzia XXV Aprile, che ha ricordato come «muoversi in sicurezza sia un diritto dei bambini», Sabrina, un’amica dei Lakhdar, ha auspicato: «Youness era un bambino vivace ed espansivo. Mi auguro che stavolta si prendano davvero dei provvedimenti». Dopo aver osservato un minuto di silenzio, il pensiero collettivo è andato alla piccola vittima (“Ciao Youness”), seguito da un applauso e da abbracci ai genitori. —
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