Gazzetta di Reggio

Reggio

Appello per la futura Reggia di Rivalta Perché non diventi un “mezzo recupero”

ALBERTO CADOPPI* ; * docente universitario autore con Walter Baricchi de “Il palazzo Ducale di Rivalta. La perduta Versailles reggiana”
Appello per la futura Reggia di Rivalta Perché non diventi un “mezzo recupero”

Cittadini e donne e uomini di cultura sollecitano il Comune a coinvolgere nel piano anche gli edifici della porzione nord Questi sono ancora proprietà di Tecton. Il cammino del recupero è iniziato nel 2004 e rischia di restare parziale

6 MINUTI DI LETTURA





ALBERTO CADOPPI*

Nel 2004 il Comune acquisì l’ala sud dell’ex Palazzo ducale di Rivalta, e l’intero parco contornato da mura, mentre la corte a nord venne acquistata dalla ditta Tecton. Il palazzo di pertinenza comunale venne ben presto messo in sicurezza col rifacimento del tetto.

Nel 2006 il Comune diede vita ad un “percorso partecipato” con il coinvolgimento di molti cittadini nella raccolta di suggerimenti sulla riqualificazione della Reggia; un ulteriore percorso di “co-progettazione” con i cittadini è stato attuato nel 2018. Da anni i volontari di Insieme per Rivalta hanno ridato vita alla Reggia con numerose iniziative, e hanno restaurato il Giardino Segreto posto a sud del palazzo.

Nel dicembre 2016, il Comune ottenne un finanziamento di 14,5 milioni di euro nell’ambito del progetto “Ducato Estense” del Mibact. Il progetto, volto alla creazione di un “brand turistico culturale” (“Ducato Estense”), aveva “come principale obiettivo la valorizzazione del territorio compreso tra Emilia–Romagna e Garfagnana, e prevedeva “interventi di restauro e riqualificazione delle eccellenze architettoniche e paesaggistiche di impronta estense che ne costituiscono l’unicità”.

Il finanziamento ottenuto dal Comune è stato destinato in parte (per 8 milioni e 800.000 euro) al recupero della Reggia di Rivalta, e in parte (per i restanti 6 milioni scarsi) a interventi di riqualificazione della cosiddetta Passeggiata Estense (e in particolare delle piazze Gioberti e Roversi, e di viale Umberto I), e del Mauriziano.

Quanto alla Reggia di Rivalta, sono ormai arrivati a definizione i progetti di restauro del palazzo (ala sud), per 2 milioni di euro, e di recupero del giardino ducale (per i restanti 6 milioni e 800.000 euro).



Resta tuttavia in mano privata, per ora, l’intera corte a nord, comprensiva di vari edifici rurali (alcuni risalenti all’epoca estense) e di buona parte dell’ex ala nord della Reggia: di quest’ultima, in particolare, sono ancora in piedi i due torrioni angolari di nord-est e di nord-ovest (pur mozzati), e la chiesa estense (rimaneggiata all’interno, ma ancora contenente stucchi e statue). Nell’area della torre di nord-est risultano ancora esistenti un parquet originale del primo Settecento, e un affresco a soffitto. L’intera corte è di proprietà Tecton, oggi in liquidazione coatta amministrativa.

Il restauro dell’ex delizia ducale attualmente è previsto solo per le parti di proprietà comunale. Relativamente alla corte in mano alla Tecton, non vi è alcuna concreta prospettiva di recupero, ed anzi i fabbricati sono in stato deplorevole, e rischiano di andare in breve tempo in rovina.



Anche senza rispolverare la storia della Reggia, basta guardare i dipinti, le stampe e le mappe settecentesche che la descrivono, per rendersi conto della magnificenza di quelle “delizie” ducali, che furono realizzate (su importanti preesistenze) a partire dal 1724, e subirono poi distruzioni e spoliazioni fra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, a seguito delle invasioni francesi. L’abbattimento dell’ala centrale – quella più nobile, di una bellezza mozzafiato – fu il colpo peggiore subito dalla reggia.

Comunque, a distanza di oltre duecento anni da quelle vandaliche distruzioni, finalmente vi è una speranza di rinascita. Forse, le fiabesche delizie estensi potranno rivivere, e recuperare almeno in parte l’antico splendore. I programmi di restauro e riqualificazione del giardino e del palazzo a sud, ancora quasi integro, costituiscono una straordinaria svolta nella tormentata storia della Reggia.



I promotori della lettera aperta partono da una considerazione. Quella che abbiamo davanti, per la Reggia e per la città intera, è una grande occasione. Per questo motivo occorre coglierla in pieno e sfruttarne tutte le potenzialità.

L’atteggiamento dei proponenti non è di contrapposizione nei confronti del Comune. Anzi, uno dei presupposti della lettera è il riconoscimento dei meriti del Comune che finalmente, dopo oltre duecento anni, è riuscito prima ad acquisire buona parte dell’ex Palazzo Ducale, e poi ad ottenere dei cospicui finanziamenti volti al restauro del palazzo e al recupero del giardino. Dunque i primi passi sono stati fatti, e sono determinanti.

Tuttavia, vi sono alcune criticità che vanno considerate, e vogliamo condividerle con chi amministra la città, con atteggiamento di dialogo costruttivo.



In primo luogo, il Comune non sembra aver ancora elaborato un piano strategico per lo sviluppo della Reggia, in particolare relativamente ai suoi obiettivi, alle sue future funzioni e alle modalità di gestione della stessa. Ci pare che questo dovrebbe essere un presupposto per procedere ad una consapevole rigenerazione dell’intero complesso. Le stesse scelte estetiche espresse nel restauro degli edifici e nel recupero del giardino, senza una chiara visione prospettica, corrono il rischio di risultare poco convincenti. Dunque, una delle cose che chiediamo nella lettera è di “elaborare un business plan complessivo di uso e sviluppo che comprenda tutta la Reggia ducale di Rivalta ed i suoi giardini”.



Il secondo punto è strettamente collegato al primo. I promotori della lettera ritengono che un restauro della Reggia non sarebbe adeguato senza il recupero dell’ala nord oggi in mano alla Tecton. L’ex delizia ducale va considerata come un tutt’uno, e il suo recupero deve essere il più possibile integrale. D’altra parte, sarebbe inimmaginabile un palazzo finemente restaurato (l’ala sud), di fronte a edifici in rovina o utilizzati per scopi incongrui. Anche per esigenze di corretta tutela monumentale, le due ali dell’antica reggia devono essere ristrutturate secondo un programma unitario, e in piena reciproca sintonia.

Questo vale anche per la corte rurale, che verosimilmente risulterà di grande importanza in una futura rigenerazione della delizia ducale, specie se votata a fungere da importante attrattiva turistico-culturale del territorio. Se tutti questi sono obiettivi di medio-lungo periodo, nell’immediato è indispensabile mettere in sicurezza i fabbricati dell’ala nord più pericolanti, e sotto questo profilo la lettera richiama “gli obblighi previsti dell’art. 30 “Obblighi conservativi”, nonché gli artt. 32-33-34 del vigente Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, invitando la competente Soprintendenza ad esercitare le prerogative di vigilanza e di soggetto sostitutivo al privato inadempiente”.



Relativamente al recupero della Reggia, Il Comune di Reggio, fin dalle prime fasi, come già accennato, ha mostrato una notevole attenzione verso i cittadini, e li ha addirittura coinvolti in più di un “percorso partecipato”, sollecitandoli a più riprese a fare proposte in merito alla rigenerazione delle ex delizie ducali. La lettera invita il Comune a continuare su questa strada anche nelle fasi cruciali dell’elaborazione di una strategia complessiva per la Reggia, del suo restauro e della sua successiva gestione.



Forse, più di ogni altra cosa, va sottolineato il messaggio finale della lettera aperta. Sottolinea che si tratta di “un’occasione di portata storica”. Si evidenzia lo straordinario “capitale culturale della Reggia di Rivalta e dei suoi giardini”, e si rimarca l’esigenza di una strategia “di medio-lungo periodo concertata a tutti i livelli” capace di sfruttarne le enormi potenzialità, “per il rilancio turistico, culturale, sociale ed economico di tutta la città”. Si auspica in sostanza, tra le righe, che il Comune colga l’eccezionale rilevanza di questa occasione, e che di conseguenza punti fortemente sulla Reggia e sul suo complessivo recupero, dedicando a questo obiettivo strategico adeguate risorse economiche.

La lettera aperta, dunque, non è solo rivolta all’Amministrazione Comunale, ma anche a tutti i reggiani, e in particolare a chi ha a cuore il destino di un simile straordinario, quanto martoriato, bene architettonico e culturale. Forse, come si è fatto per altre importanti realtà, e per nobili finalità – si pensi ai recenti esempi del restauro della torre di San Prospero, e del recupero del Seminario per l’Università – è giunto il momento che le “realtà economiche e sociali del territorio”, richiamate nella lettera, si uniscano, nel comune obiettivo di rendere la Reggia di Rivalta un potente volano per lo sviluppo turistico e culturale della città.

La Reggia fu definita da Gian Battista Bolognini, figlio del famoso architetto Lodovico, “una delle più superbe ville principesche che si conoscessero non solo tra noi, ma nell’Italia ancora”. —











Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google