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la manifestazione 

«Basta dire che siamo eroi Rinnovateci il contratto»

«Basta dire che siamo eroi Rinnovateci il contratto»

Medici e infermieri a braccia incrociate per lo sciopero del pubblico impiego Il presidio davanti all’ospedale: «Servono assunzioni e maggiore sicurezza» 

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REGGIO EMILIA

Si sono riuniti davanti all’ospedale Santa Maria Nuova, proprio dove, qualche mese fa, avevano ricevuto il meritatissimo applauso della città per l’impegno e la professionalità con cui hanno affrontato (e stanno ancora affrontando) la guerra al Covid.

Ma ieri a portare in strada il personale medico-sanitario è stato un motivo ben diverso, riassumibile in quattro semplici – quanto importanti – richieste: nuove assunzioni, stabilizzazione degli organici, rinnovo del contratto, sicurezza.

«Basta dire che siamo degli eroi – lo sfogo dei sindacalisti del personale medico-sanitario – adesso è il momento di dare risposte concrete alle questioni in sospeso da troppo tempo. Il contratto del pubblico impiego è scaduto dal 2018».

A scioperare ieri, infatti, non sono stati soltanto medici, infermieri e operatori socio-sanitari (che pure hanno garantito i servizi): tutto il pubblico impiego – che a Reggio Emilia conta 11.500 dipendenti – ha incrociato le braccia per ottenere ascolto. Nel corso della giornata sono stati rivendicati l’incremento delle assunzioni e la stabilizzazione dei precari di lungo corso, maggiore sicurezza per gli operatori dei servizi pubblici e, anche, il rinnovo di un contratto scaduto da due anni. Quest’ultimo nel Reggiano riguarda 5.400 dipendenti dell’Ausl, 5.200 degli enti locali e 900 di Stato ed enti parastatali, per un totale di 3,2 milioni di persone in Italia.

«A scioperare – hanno spiegato Mauro Nicolini, Fabio Bertoia, Giuseppe Belloni, segretari generali delle categorie Fp Cgil Reggio Emilia, Cisl Fp Emilia Centrale, Uil Fpl Reggio e Modena – è una categoria che ha pagato un prezzo altissimo anche in termini di contagi e morti nei luoghi di lavoro a causa del Covid» e, allo stesso tempo, in 12 anni ha avuto un solo rinnovo contrattuale.

«Riteniamo fuori luogo e fuori tempo – hanno spiegato i segretari sindacali – considerare questo sciopero in contrapposizione alla condizione di altre categorie professionali e produttive del nostro Paese. Rivendichiamo ad alta voce un piano di assunzioni nella pubblica amministrazione che possa assicurare, prima di tutto, una sanità adeguata, servizi educativi necessari, sevizi sociali all’altezza dei bisogni delle persone, garanzia dei presidi di sicurezza. Chiedere di assumere significa immettere i giovani in ruoli strategici nelle funzioni centrali, locali, della sanità e della sicurezza. Solo in questo modo è possibile avviare un ricambio generazionale che non subisca gli effetti dell’emergenza da pandemia e che eviti di disperdere un patrimonio di conoscenze di enorme valore. E tanti di loro, anche a Reggio Emilia, usciranno finalmente dalla condizione di precarietà. Ecco perché anche i sindacati dei lavoratori somministrati hanno aderito allo sciopero».

Una manifestazione, dunque, che va ben oltre le richieste contrattuali, ma che, hanno sottolineato, «parla al presente e al futuro del Paese. Ad esempio, se non avessimo avuto 36 miliardi di tagli alla sanità in tre anni, la collettività avrebbe avuto una risposta più efficace all’emergenza Covid, al contempo gli operatori sanitari avrebbero lavorato con maggiore sicurezza. Le nostre rivendicazioni sono un bene per chiunque abbia a cuore il mantenimento dei servizi pubblici, grazie ai quali tutti gli italiani possono accedere alle cure o all'istruzione».

«Il pubblico impiego – hanno concluso – è un comparto che non si è mai fermato durante la pandemia, assicurando il loro lavoro negli ospedali, nelle case per anziani, prestazioni dei servizi sociali, attività garantite dall’Inps o dall’Inail. Questi stessi lavoratori hanno diritto ad avere il rinnovo del contratto e a tutelare la propria salute assieme a quella dei cittadini. Purtroppo il Governo ha ritenuto di non convocare il sindacato per discutere di questi temi. In caso di mancanza di adeguate misure, dunque, continueremo a portare avanti le nostre rivendicazioni anche dopo questo sciopero». —

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