Csm, Mescolini a rischio trasferimento per la chat WhatsApp con Palamara
Reggio Emilia, la Prima commissione apre una procedura per incompabilità. Agli atti anche un esposto di alcuni pm reggiani
REGGIO EMILIA. Non solo la chat con Palamara. Ma anche l’esposto di alcuni sostituti – già ascoltati dalla commissione – per la scarsa circolazione interna delle notizie sull’attività dell’ufficio. Sono le ragioni all’origine della proposta della Prima Commissione del Csm di aprire una procedura di trasferimento d’ufficio per incompatibilità nei confronti del procuratore capo di Reggio Emilia, Marco Mescolini, finito di nuovo nella bufera dopo una rovente estate di polemiche per il contenuto delle chat con l’ex presidente dell’Anm ed ex capogruppo di Unicost al Csm, Luca Palamara, quest’ultimo accusato a Perugia di concorso in corruzione per un atto d’ufficio e radiato dall’ordine giudiziario con l’accusa di aver tentato di condizionare le nomine ai vertici delle procure.
Sulla vicenda, Mescolini sarà sentito nei prossimi giorni. E, interpellato ieri dall’Ansa, il magistrato ha preferito non rilasciare commenti. Ma, dopo il caso Morlini, con la proposta della Prima commissione del Csm lo strascico reggiano del caso Palamara rischia ora di trasformarsi anche in un avvicendamento alla guida della Procura di Reggio, dove Mescolini – 54 anni, originario di Cesena – si è insediato nel novembre 2018, a distanza di un anno e tre mesi dal pensionamento del predecessore, Giorgio Grandinetti, e dopo aver lavorato alla Dda di Bologna dal 2010, rappresentando a Reggio l’accusa nel maxi-processo Aemilia. Sempre al 2018, anno dell’insediamento, risale anche la chat via WhatsApp con Palamara: un lungo botta e risposta, dove l’argomento principale è proprio la nomina alla guida della Procura reggiana. «Su Reggio fai di tutto per chiudere se puoi. È importante per tutto», scrive Mescolini a Palamara.
E poi, quando sente vicina la nomina: «Ti vengo a trovare e ti porto la maglietta di Pal re di Roma». Frasi che – al pari di un giudizio poco rispettoso nei confronti di Francesco Maria Caruso, oggi presidente del tribunale di Bologna ma all’epoca presidente del collegio del maxiprocesso Aemilia – nei mesi scorsi hanno innescato una bufera non solo mediatica, ma anche politica, dando vita a uno scontro a tutto campo, soprattutto fra Pd e centrodestra. Una chat ora agli atti del Csm, che ha messo nel mirino il presunto pressing del procuratore di Reggio per ottenere la nomina. Da parte sua, Mescolini ha sempre rivendicato correttezza nel suo operato: «Il rispetto che nutro per le istituzioni di Reggio e per la cittadinanza reggiana – aveva dichiarato ad agosto, rompendo il silenzio nel pieno della bufera – mi impongono di vincere la mia resistenza a intervenire pubblicamente. Sono certo che per me parlano le azioni e le scelte di sempre come magistrato.
Il provvedimento di nomina a procuratore della Repubblica di Reggio del Csm è assai motivato in concreto e coerente con i principi della circolare sugli incarichi direttivi». E poi: «Non ho mai mendicato favori ad alcuno, tantomeno a Palamara (la quinta Commissione mi aveva indicato con 5 voti di maggioranza mesi prima della sua nomina quale presidente). La mia coscienza di uomo e di magistrato in quanto sempre e soltanto condizionato dalla legge è totalmente serena». —
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