Le toghe onorarie ora scendono in piazza
Domani mattina, con in mano una rosa e il codice, i cottimisti del diritto protestano davanti alla Corte d’appello di Bologna
reggio emilia
Adesso i magistrati onorari reggiani si muovono, non bastano più le parole del ministro Alfonso Bonafede ben evidenziate ed appese sulle porte dei giudici di pace, in quanto le ritengono inaccettabili.
Infatti sabato mattina (alle 11) prenderanno parte a Bologna al flash mob in piazza dei Tribunali, davanti alla Corte di appello. «Una manifestazione pacifica e rispettosa della normativa Covid – viene rimarcato dal coordinamento distrettuale della magistratura onoraria dell’Emilia-Romagna – in supporto dei colleghi ancora impegnati nello sciopero della fame (quattro toghe, a Palermo e Parma, ndr) ed a favore di una tempestiva ed efficace risoluzione della precaria situazione in cui versa l’intera magistratura onoraria italiana, a detrimento dell’efficienza del sistema giudiziario nazionale». Quindi magistrati onorari emiliano-romagnoli che si mobilitano e analoghe manifestazioni si terranno a Roma (davanti alla Cassazione), ma anche in Toscana, Abruzzo, Puglia e Sicilia. «I simboli della protesta – prosegue il coordinamento – saranno le rose, che i partecipanti ai raduni esibiranno insieme ai loro codici. Rose per rievocare lo slogan “Bread and Roses, il Pane e le Rose” ispirato dalle parole coniate, nei primi anni del Novecento, dalla sindacalista americana Rose Scheiderman, che intendeva così rivendicare per i lavoratori non solo il diritto alla mera sussistenza, ma anche condizioni di vita migliori». Nel nostro tribunale lavorano 29 magistrati precari – fra giudici onorari (got), vice procuratori onorari (vpo) e giudici di pace – che come in tutta Italia affrontano ogni anno oltre il 50% dei processi civili di primo grado e l’80% del versante penale. Lamentano un accresciuto numero di competenze negli anni, a fronte di un trattamento economico inadeguato. «Prendiamo atto – accusa sempre il coordinamento – dell’inattività del Governo nel voler risolvere l’annosa problematica della magistratura onoraria italiana, con l’ulteriore rinvio a gennaio 2021 dell’esame, in Commissione giustizia del Senato, di un testo di legge riformatore della materia. Il suddetto testo, peraltro, tende a precarizzare ulteriormente la categoria, assommando il rapporto di lavoro onorario a quella autonomo, contrariamente a quanto dettato dalla recente sentenza della Corte di Giustizia Europea che ha riconosciuto ai magistrati onorari italiani la qualifica di lavoratori subordinati. La disapplicazione da parte del Governo – conclude il coordinamento – dei principi fissati dalla Corte Europea, recepiti anche nella recentissima sentenza della Corte Costituzionale n° 267 del 9 dicembre 2020, potrebbe comportare l’avvio della procedura d’infrazione, con conseguente grave danno economico per l’intero Paese». —
t.s.
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