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bufera sul procuratore di reggio emilia 

Caso Mescolini, la destra torna alla carica «Nell’esposto di quali indagini si parla?»

Tiziano Soresina
Caso Mescolini, la destra torna alla carica «Nell’esposto di quali indagini si parla?»

Prendono posizione Eboli (Fdi) e i forzisti Gasparri e Bernini: «C’è sporcizia nella magistratura, non paghi solo Palamara» 

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reggio emilia

L’apertura al Csm della procedura di trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale nei confronti del procuratore Marco Mescolini ha rinfocolato – in queste ore – le polemiche politiche, con il centrodestra (reggiano e nazionale) che si muove a botte di comunicati stampa.

E ogni esponente politico prende di mira una sfaccettatura diversa di questa delicata vicenda che un esposto – firmato da quattro pm della nostra Procura – ha da settembre messo, al Palazzo dei Marescialli, sotto la lente d’ingrandimento della Prima Commissione. Marco Eboli – portavoce a Reggio Emilia di Fratelli d’Italia – in agosto era stato il primo a gettare il sasso nello stagno, chiedendo le dimissioni del procuratore di Reggio Emilia nel momento in cui erano divenute pubbliche le chat del 2018 fra Mescolini e Luca Palamara (al tempo capogruppo di Unicost al Csm) intercettate dalla Procura di Perugia nel contesto dell’indagine sull’ex pm di Roma (ora radiato dalla magistratura). Chat in cui Mescolini caldeggiava ripetutamente la sua nomina a guida della Procura reggiana. Tornando ad Eboli, ora si concentra su un aspetto dell’esposto dei quattro pm, cioè la gestione della Procura da parte del numero uno.

«Attendo la conclusione anche se le notizie paiono aggravare la posizione di Mescolini. Vi sarebbero infatti degli esposti di sostituti procuratori – scrive il portavoce di Fdi – contro la conduzione dell’ufficio da parte di Mescolini. Sarà interessante saperne il contenuto e di quali fatti e inchieste si tratti. Infine se queste inchieste, nelle mani di Mescolini hanno avuto un decorso o sono rimaste ferme e perché».

Anche Forza Italia ieri si è fatta sentire. Il senatore Maurizio Gasparri fa riferimento all’interrogazione presentata in estate al ministro della Giustizia: «Attendo ancora una risposta, chiedo se non si intenda fare chiarezza su tutte le vicende che hanno interessato il procuratore Mescolini che, a quanto si è appreso, avrebbe chiesto e ottenuto il sostegno di Palamara nel Csm per la sua nomina, con il metodo rivelato dalle chat emerse sulla stampa». In questo solco forzista si colloca anche l’intervento di Giovanni Paolo Bernini, dirigente azzurro a Parma e soprattutto imputato del maxiprocesso Aemilia da cui è uscito indenne: «Il tentativo in corso in una parte della magistratura di far pagare solo a Palamara le violente ed abominevoli malefatte del “sistema criminale Palamara” evidentemente non può riuscire. Il mio libro “Storie di ordinaria ingiustizia” del 2019, la mia vicenda giudiziaria guidata da Mescolini, le 8 interrogazioni parlamentari di ben 5 diversi gruppi politici, le dichiarazioni di magistrati apicali, quali Alfonso e Pennisi, ed il coraggio di pochi ma autorevoli quotidiani nazionali e locali come la Gazzetta di Reggio, non consentiranno di mettere sotto il tappeto la sporcizia dentro una parte della magistratura». Infine l’avvocato Luca Tadolini (insieme alla collega Antonella Giglioli) chiede chiarimenti al consiglio dell’Ordine degli avvocati di Reggio relativamente all’audizione, in Prima Commissione, della presidente Celestina Tinelli. Tadolini aveva chiesto pure lui le dimissioni di Mescolini, cercando l’appoggio nell’Ordine, poi rifiutato: «Un chiarimento dovuto – rimarcano i due avvocati – e si chiede se tale audizione abbia avuto carattere personale o istituzionale, se, in seconda ipotesi, essa audizione istituzionale sia stata condivisa nei contenuti in sede consiliare e se la posizione istituzionale eventualmente definita possa essere conosciuta dagli iscritti, e in caso affermativo, quali ne siano i contenuti». —





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