Il vescovo “ruba” il palco agli industriali «Lavoro è dignità, non l’assistenzialismo»
A Camisasca l’intervento principale dell’evento di fine anno di Unindustria. «Fondi per la crisi bloccati dalla burocrazia»
Enrico Lorenzo Tidona
REGGIO EMILIA
«Il lavoro è dignità», non lo è invece «un regime assistenzialista» dentro il quale, però, possono finire molti reggiani colpiti dalla crisi economica generata dalla pandemia «se si perderà tempo lasciandosi incatenare dalla paura». Ma per agevolare la ripresa bisogna fare i conti con gli effetti sociali della crisi e inefficienze come «la burocrazia che blocca i fondi» o i «messaggi contraddittori lanciati dai politici che disorientano le persone». Temi in armonia con la platea a cui sono stati lanciati ieri in collegamento da remoto, quella degli industriali reggiani. Ma a pronunciarli non c’era il presidente Fabio Storchi, bensì il vescovo di Reggio Massimo Camisasca, al quale il numero uno di Unindustria ha lasciato il pulpito virtuale per la pronuncia del discorso principale durante il canonico evento di fine anno degli imprenditori. A memoria è la prima volta che Unindustria lascia il discorso principale dell’evento a un uomo di fede, ma Camisasca non è persona comune. Basta ricordare l’appello lanciato a maggio dal vescovo che chiedeva l’intervento immediato e corale delle istituzioni reggiane per affrontare la crisi senza lasciare indietro nessuno. Storchi, suo amico e promotore dello slogan «fare insieme», lo ha invitato a chiudere «l’anno più terribile e che non dimenticheremo», ha detto il capo degli industriali.
«La dignità di una persona è salvaguardata solo quando le si permette di trovare un lavoro attraverso cui esprimere un contributo alla propria famiglia e all’intera società - ha detto Camisasca rivolto agli industriali collegati - impedendo alla persona di entrare in uno stato di inedia e disistima che amplifica le ansie e potrebbe portare il Paese verso una spirale depressiva». Il vescovo ricorda i morti, le difficoltà di reinserimento dei guariti, «i tempi lunghi della riabilitazione fisica, morale e psicologica». «Ci sono piccole imprese che stanno soffrendo nel turismo e nella ristorazione - avverte Camisasca - ma ci sono anche imprenditori che hanno avviato idee nuove. Essi sono un faro di speranza per tutti». Poi le bordate, come quella ai politici: «Il mondo della politica è in grande difficoltà, non solo per i messaggi contraddittori che hanno generato disorientamento, ma anche per l’incapacità di interpretare uno stato generale di ansia della popolazione, che ho descritto a preti della mia diocesi come forma paranoica in cui l’altro è guardato come un nemico. Una crisi morale ancora più grave di quella medica ed economica perché non tenuta in considerazione ma causa di una debilitazione e di mancanza di coraggio di fronte al futuro. Non si dimentichino le nuove povertà che la crisi ha provocato e di come la Chiesa stia cercando di rispondere anche grazie alla generosità di molte imprese reggiane». Generosità però ostacolate: «Bisogna creare posti di lavoro» dice il vescovo, che fa capire però che la sua pazienza è agli sgoccioli quando si parla di macchina pubblica: «Come diocesi stiamo facendo il possibile per investire i fondi a disposizione ma non vi nascondo che tempi di attesa sono spesso demoralizzanti. Voi lo sapete per esperienza che quando occorrono mesi se non anni per avere il parere di un’autorità c’è delusione. Ma la storia giudicherà il ruolo della pubblica amministrazione in questo momento grave per il Paese». —
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