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Nella Prima Commissione c’è anche il pm Di Matteo

Nella Prima Commissione c’è anche il pm Di Matteo

Ecco le attribuzioni dell’organo che ha aperto la procedura di incompatibilità Fra i consiglieri anche  il pm antimafia

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REGGIO EMILIA

Rapporti, esposti, ricorsi e doglianze concernenti magistrati, questioni inerenti l’inamovibilità della sede, richieste di tutela dell’indipendenza e del prestigio dei magistrati. E poi: l’accertamento dei casi di incompatibilità previsti dall’ordinamento giudiziario approvato con regio decreto il gennaio 1941, numero 12. E ancora: l’esame delle relazioni conclusive delle inchieste amministrative eseguite dall’Ispettorato generale presso il Ministero della Giustizia. E infine: autorizzazioni e informazioni relative ad incarichi extragiudiziari di qualsiasi tipo e conferimento di incarichi speciali. Sono alcune delle attribuzioni della Prima commissione del Csm, che ha aperto una procedura per valutare eventuali profili di incompatibilità nei confronti del procuratore capo di Reggio Emilia, Marco Mescolini, adesso a rischio trasferimento. La Prima commissione del Csm, propriamente detta anche “Commissione per le incompatibilità”, è presieduta da Elisabetta Chinaglia. Consiglieri sono invece Alessio Lanzi (vicepresidente), Emanuele Basile, Paola Maria Braggion, Ilaria Pepe. Fra i consiglieri, anche il pm antimafia Antonino Di Matteo, sotto scorta dal 1993 per le sue inchieste. Magistrati segretari sono Marco Verzera, Stefano Calabria e Adele Verde, mentre direttrice di segreteria è Graziella Brocco. La procedura è stata aperta alla luce anche del discusso scambio di messaggi su una chat WhatsApp, datato 2018, fra lo stesso Mescolini e Luca Palamara, ex presidente dell’Anm ed ex capogruppo di Unicost al Csm, accusato a Perugia di concorso in corruzione per un atto d’ufficio e radiato dall’ordine giudiziario con l’accusa di aver tentato di condizionare le nomine ai vertici delle procure. Una chat sul presunto pressing di Mescolini, finita ora agli atti della commissione. Ma, più che lo scambio di messaggi su WhatsApp (terreno in questi mesi soprattutto di scontro politico), ad accendere i riflettori sulla posizione del procuratore capo è stato un esposto presentato da quattro sostituti reggiani.

Già ascoltati dalla commissione, i quattro sostituti hanno sollevato due questioni: il problema delle strumentalizzazioni politiche sulle indagini come ricaduta della chat Mescolini-Palamara, inoltre la gestione della Procura da parte del numero uno. Ascoltati dal Csm anche chi regge a Bologna la Procura generale (cioè il pg Ignazio De Francisci) e l’avvocatessa Celestina Tinelli. Quest’ultima audizione sarebbe legata al ruolo dell’avvocatessa Tinelli di presidente dell’Ordine degli avvocati di Reggio Emilia. Quando sarà chiusa questa fase, la Prima Commissione si troverà di fronte a un bivio, in quanto al plenum del Csm può formulare la proposta di archiviazione (non ravvisando i presupposti per il trasferimento d’ufficio) oppure chiedere il trasferimento di ufficio (in tal caso l’interessato avrà il diritto di essere sentito nel corso dell’assemblea plenaria). —

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