«Tsunami garantito se il tuo cane urinerà davanti al portone»
L’autore della lettera con un linguaggio forbito e colto minaccia il padrone del quattro zampe “sporcaccione”
REGGIO EMILIA
«Ti faccio provare l’ebbrezza di essere stravolto da uno tsunami. Niente altro». Ieri un insolito cartello richiamava la divertita attenzione dei passanti nella parte alta di via Roma, una zona tranquilla che non mostra traccia del degrado sociale della parte bassa. Davanti al numero 18, tra gli incroci con le vie Secchi e Sessi, era affisso un avviso perentorio contro l’ignoto o gli ignoti che portano il cane ad urinare contro quel portone. Con un linguaggio forbito e dotte citazioni vi si minaccia una rappresaglia a base di secchiate. Niente a che fare con quelle scherzose in uso tra i bagnanti a Ferragosto o fra gli studenti alla fine dell’anno scolastico, tanto meno con le docce filantropiche a favore della ricerca sulla Sla. Sulla testa di quella persona incombe la nemesi di un rovinoso tsunami, discutibile punizione di tanta inciviltà.
L’autore dell’avvertimento è un personaggio molto conosciuto, con una posizione professionale prestigiosa. Non meraviglia che non si limiti a una diffida telegrafica, ma la sviluppi in una trentina di righe per motivare la scelta di farsi giustizia da sé.
«Fai in modo – scrive all’indirizzo dello screanzato spargitore di urina animale – che io non ti veda. Perché se io ti vedo non chiamo la polizia locale per farti multare, non faccio fotografie per metterti alla berlina sui social, non ti ricordo urbanamente e con voce soave le regole elementari della convivenza civile. No: io ti faccio provare l'indimenticabile esperienza che provarono, purtroppo per loro, coloro che si trovarono sulle coste del Sud-Est asiatico e dell’Indonesia il 26 dicembre 2004». Forse l’irritabile concittadino ha a disposizione un serbatoio pensile per rendere credibile l’intimidazione affogatoria. Certo è che già in passato è ricorso all’ingiunzione scritta davanti alla porta di casa, evidentemente con poco successo. Ora calca i toni facendo leva sulla venerazione degli amici a quattro zampe, i cui padroni temono per la loro quanto per la propria incolumità. Perciò prospetta una ritorsione adeguata, evocando l’epica battaglia di Aquae Sextiae, nella quale i barbari Teutoni e Ambroni avrebbero usato anche i cani contro i legionari romani. Se la bestia sporcacciona oserà rivoltarglisi contro subirà la stessa abbondante innaffiatura.
Il messaggio è un drastico ultimatum: uomo (e cane) avvisato mezzo salvato. Un abitante della zona in vena di facezie s’è inventato la favola che qualche esponente del “popolo giusto di Santa Croce” sopravvissuto nel tratto plebeo di via Roma abbia ricavato da tale esempio la decisione di rifornirsi di bombe a mano e bazooka per allontanare dalla propria abitazione il pericolo ben più dannoso e inquietante rappresentato dagli spacciatori di droga e dalle masnade rissose di giovinastri. —
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