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Il processo 

Coopsette, strali di Fuksas sul grattacielo di Torino: «Stravolto il mio progetto»

E.L.T.
Coopsette, strali di Fuksas sul grattacielo di Torino: «Stravolto il mio progetto»

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REGGIO EMILIA  Dal sogno all’incubo. L’archistar Massimiliano Fuksas si è trovato suo malgrado a osservare il progetto del grattacielo di Torino mentre precipitava verso stravolgimenti, ritardi e inchieste penali.

Inchieste che non lo vedono coinvolto se non per lo smacco personale sul grande appalto da oltre 200 milioni di euro che era stato affidato alla reggiana Coopsette, cooperativa finita poi a gambe all’aria tra crisi, debiti e inchieste giudiziarie. «Al Lingotto non mi fermo più, sto male solo a passarci» ha detto Fuksas, sentito tre giorni fa in Corte d’Appello a Torino come testimone nel procedimento sulla costruzione del grattacielo che dovrà ospitare la Regione Piemonte. Cinque gli imputati, assolti in primo grado, che sono accusati a vario titolo per corruzione, abuso di ufficio e falso. Al centro dell’inchiesta c’è la variante migliorativa che secondo l’accusa sarebbe stata approvata senza alcuna reale necessità. Tra gli imputati ci sono la dirigente Maria Grazia Ferreri, il direttore dei lavori Carlo Savasta, il responsabile del procedimento Luigi Robino e l’amministratore di Coopsette Paolo Rosa. Assolti in primo grado, ora affrontano quindi il processo d’appello.

Fuksas, sentito in aula come testimone, ha lanciato strali. «Variante migliorativa? Forse per qualcuno, ma non per me. C’erano i disegni, era tutto stabilito, tutto approvato. Perché non è stato realizzato?» ha detto l’architetto, che ha visto in parte sfumare il progetto uscito dalla sua matita.

«Quando ho capito che sarebbe finita così? Quando non mi hanno lasciato entrare in cantiere» ha detto Fuksas, che aveva progettato una struttura in acciaio, pavimenti in legno e così via. Ma da Coopsette proposero delle varianti, passando dall’acciaio al cemento armato, o ai pali di sottofondazione. «L’avanzamento del progetto era fuori controllo. Se avessi avuto la direzione artistica questo non sarebbe accaduto. Ma il mio parere era solo consultivo».

Fuksas non risparmia critiche, incalzato anche dal procuratore generale Giancarlo Avenati Bassi, che evidenzia possibili criticità. «Io non ho costruito una torre, ma 14, ben oltre i 224 metri. E sono tutte ancora lì. Ho costruito un aeroporto lungo due chilometri e non è caduto».

E a chi gli contesta la scelta dell’acciaio che avrebbe potuto causare problemi per il vento, risponde ironicamente: «Sono salito su diversi grattacieli e non ho mai avuto il voltastomaco». Davanti a chi sostiene che con l’acciaio ci sarebbero state difficoltà di approvvigionamento, allarga le braccia: «L’acciaio in Italia si sa fare benissimo. I primi edifici in acciaio sono stati fatti in Europa». Un progetto stravolto in fase esecutiva.

«Poi è stato tutto ripensato. In un sopralluogo, ho visto le piastrelle in cemento armato. Ho saputo che la Torre era piena di cartongesso». Un boccone indigesto, per un progetto quasi ripudiato. «Non è la Torre di Fuksas. Sarà la Torre di quelli che l’hanno fatta». —

E.L.T.

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