Due équipe con l’aiuto del robot del Core salvano il paziente e centrano un primato
Ricoverato d’urgenza viene sottoposto a un intervento “combinato” unico tra Gastroenterologia e Chirurgia Vascolare
REGGIO EMILIA
Un rarissimo caso di aneurisma del tronco celiaco che comprimeva la via biliare, vale a dire la via di scarico della bile nella colecisti e nell’intestino, è stato trattato nella sala ibrida del reparto di Gastroenterologia Endoscopia digestiva dell’ospedale Santa Maria Nuova di Reggio, con un intervento combinato di chirurgia vascolare e di endoscopia digestiva, mai realizzato prima d’ora in Italia e oltre confine. L’operazione è stata effettuata dal direttore della Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva Romano Sassatelli e dal direttore della Chirurgia vascolare, Nicola Tusini, con l’anestesista Caterina Papini, le équipe infermieristiche della Chirurgia vascolare e della Gastroenterologia, e grazie ai tecnici di Radiologia.
Il paziente è stato ricoverato d’urgenza per il riscontro di un ittero che segnalava una situazione patologica di insufficienza epatica acuta in veloce e progressivo aggravamento. L’uomo, 51 anni, in breve tempo è stato sottoposto nella sala ibrida al piano terra del Core a un intervento “combinato” in cui è stata utilizzata un’avanzata tecnologia di realtà aumentata, da pochi anni a disposizione del Santa Maria Nuova, che ha visto la fusione delle immagini della Tac con l’angiografia in diretta per tutte e due le procedure eseguite in successione.
Si è proceduto dapprima alla fase vascolare con puntura arteriosa in sede inguinale destra dell’arteria femorale comune e si è “navigato” grazie alla ricostruzione virtuale dei vasi, risalendo all’interno dell’aorta addominale fino a raggiungere l’origine dell’aneurisma del Tronco Celiaco, vale a dire del vaso che alimenta lo stomaco, la milza e il fegato. Si è quindi inserito in posizione “a ponte” tra l’origine e la fine della dilatazione aneurismatica uno stent ricoperto di Gore-Tex, cioè una retina metallica in acciaio inossidabile, che una volta aperta mediante il gonfiaggio del palloncino al suo interno, ha costituito il nuovo passaggio per il sangue con esclusione completa della sacca aneurismatica.
La sacca, risultando a questo punto estromessa da flusso e pressione sanguigna, è diventata in tal modo non più a rischio di rottura.
La procedura è poi continuata con la parte di endoscopia biliare. Il paziente infatti, necessitava anche di un iter per consentire alla bile, ostruita dall’aneurisma, di riprendere a passare nel duodeno.
Dopo la valutazione del quadro con l’ecoendoscopia, che ha confermato la situazione di compressione biliare da parte della sacca aneurismatica, si è passati, sempre con utilizzo della “fusione Tac” (integrazione di immagini Tac come un “navigatore virtuale”), a una colangiografia (iniezione di mezzo di contrasto nella via biliare), sfinterotomia di accesso (apertura della comunicazione tra via biliare e intestino) e successivo posizionamento di una protesi per eliminare il restringimento del dotto biliare e consentire in tal modo il drenaggio della bile. L’operazione, eseguita in anestesia generale, è durata complessivamente due ore.
Il paziente ha avuto un ottimo decorso post-operatorio ed è stato dimesso in pochi giorni. —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
