Imposte non versate Assolto l’imprenditore «Vittima di una truffa»
La difesa fa emergere che il debito fiscale era stato ceduto accordandosi con chi aveva comprato la casa dell’imputato
reggio emilia
È entrato al palazzo di giustizia sotto il peso dell’accusa relativa a un reato fiscale, ma ne è uscito assolto perché vittima di una truffa su cui ora si indaga. Stiamo parlando di un imprenditore 69enne del settore alimentare che ha vissuto sulla sua pelle questo ribaltamento giudiziario.
Nel 2014 l’imprenditore era in difficoltà economiche, da qui le vicissitudini con l’Agenzia delle Entrate. Si era ritrovato con la casa – in città – ipotecata per 180mila euro, a fronte di un debito di circa 130mila euro.
La via d’uscita sembra però dietro l’angolo, visto che riesce a trovare un accordo con un calabrese quarantenne a cui viene venduta l’abitazione. L’imprenditore incassa solo 35mila euro, ma l’acquirente si accolla l’obbligo di ripianare il debito fiscale. Un accordo davanti a un notaio.
Tutto risolto? Macchè, nel 2019 l’Agenzia delle Entrate contesta all’imprenditore di avere omesso il versamento delle imposte e ciò significa per il 69enne finire sotto processo per non avere versato imposte per circa 13mila euro e per avere utilizzato in compensazione crediti tributari inesistenti.
Ma è proprio in udienza che l’avvocato difensore Nino Ruffini riesce a dimostrare che risultavano eseguiti una serie di falsi versamenti a favore dell’Agenzia delle Entrate con modulo F24 a nome dell’imprenditore su una banca di Modena in cui l’imputato non aveva mai messo piede.
La difesa fa emergere che i numerosi versamenti falsi sono tutti del valore di 4.999 euro. «Questo perché sino a 5.000 euro di valore i controlli sui moduli F24 sono più labili – spiega l’avvocato Ruffini – e non sono stati fatti dal mio assistito, che non aveva alcun interesse a estinguere quel debito che era stato assunto da chi aveva comprato la sua casa».
Tanti piccoli versamenti per 137 mila euro, in realtà mai versati. «Il mio assistito si è ritrovato in una situazione molto complicata: senza la sua casa, senza vedersi ripagato il suo debito al contrario di quanto previsto dall’accordo siglato e a processo con l’accusa di aver cercato di estinguere con una frode il suo debito, attraverso finti pagamenti fatti a nome suo, rischiando oltretutto una condanna».
Una ricostruzione difensiva che ha fatto breccia nel convincimento del giudice Antonella Teresa Garcea che ha emesso una sentenza assolutoria “per non aver commesso il fatto”. «Il giudice ha capito – commenta Ruffini – che l’imputato era in realtà una vittima». In precedenza la Procura aveva chiesto per il 69enne la condanna a dieci mesi di reclusione.
Ma la vicenda giudiziaria non è finita qui, come rimarca l’avvocato difensore: «Abbiano denunciato penalmente la controparte e ci risultano indagini in corso. Vogliamo inoltre muoverci – conclude Ruffini – per riavere l’abitazione». —
t.s.
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