Le toghe onorarie manifestano «Noi, trattati come servi dello Stato»
Il flash mob di un’ora davanti alla Corte d’appello di Bologna In sessanta contro il precariato, una decina da Reggio Emilia
bologna
Si sentono da anni i cottimisti della giustizia, ma ora vogliono dire davvero “basta” e protestano in tutta Italia per chiedere diritti e tutele.
Toga, codice penale e una rosa rossa. Sono i tre oggetti simbolo portati dalla sessantina di magistrati onorari – operativi nella nostra regione come giudici (got), vice procuratori (vpo) e giudici di pace – che ieri mattina si sono riuniti in presidio davanti alla Corte d’appello, in piazza dei Tribunali a Bologna. Una decina i rappresentanti della categoria giunti da Reggio Emilia dove, in tribunale, vi lavorano in ventinove. La mobilitazione di un’ora, sotto la pioggia, ha come pungolo un testo di riforma del settore all’attenzione in Senato della commissione Giustizia, che è stato rinviato a gennaio. Si tratta di un documento non condiviso perché «tende a precarizzare ulteriormente la categoria», spiegano i magistrati onorari in piazza. «Da servitori dello Stato siamo diventati i servi dello Stato – lamenta Daniele Martino, giudice onorario civile del tribunale di Bologna – visto che siamo pagati ai livelli del reddito di cittadinanza, nonostante spesso svolgiamo funzioni giurisdizionali prendendo decisioni di una certa rilevanza per la vita dei cittadini». Ciò che chiedono le toghe dunque è un «riconoscimento economico dignitoso. Veniamo pagati per un giorno di udienza 98 euro lordi. Il problema però non è tanto il lavoro in giornata, ma le ore precedenti passate a preparare l’udienza. Lavoro che – continua Martino – o non viene retribuito, o comunque non in modo non dignitoso». L’attività dei magistrati onorari, infatti, a differenza di quelli ordinari, secondo la legge è considerata “non professionale” e dovrebbe essere esercitata solo in modo saltuario e non continuativo, «ma non è più così da oltre 20 anni», chiarisce. I magistrati onorari, che sono circa 5mila in Italia, scrivono «sentenze e prendono decisioni molto complicate che possono compromettere la vita delle persone – continua Martino – e quindi diventa un problema anche per la democrazia perché non si può pensare che la giustizia venga decisa da giudici sottopagati».
«In questi mesi stiamo facendo decine e decine di udienze in tribunale e i magistrati onorari, nonostante questa situazione, non si sono mai tirati indietro», dice Morena Plazzi, procuratrice aggiunta a Bologna, che ieri si è unita al presidio dei magistrati onorari per portare la solidarietà di tutta la categoria. Proprio per questo, i magistrati oltre che al codice sventolano fieri una rosa rossa: «È il simbolo della nostra passione», spiegano. «La magistratura nel suo complesso lavora tutta per lo stesso risultato – continua Plazzi, parlando anche a nome del procuratore di Bologna, Giuseppe Amato – quindi è chiaro che se noi abbiamo una magistratura onoraria che non è motivata ne risente tutta la categoria».
Grazie ai magistrati onorari «il tribunale dispone di un nucleo minimo di magistrati stabili con i quali fronteggiare il continuo turnover dei magistrati ordinari e detto apporto è stato prezioso anche nella recente emergenza Covid-19», scrive il presidente del tribunale di Bologna, Francesco Caruso, in una lettera di solidarietà. La giustizia «ha bisogno di una magistratura ausiliaria a tempo pieno, con autonoma competenza e che possa operare di concerto con la magistratura ordinaria».
I magistrati onorari si dicono pure delusi dal «Capo dello Stato, garante della Costituzione e presidente del Csm», che non ha «speso una sola parola per questa situazione indecorosa e inaccettabile in uno stato di diritto cui l’Italia vanta di annoverarsi». —
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