Gazzetta di Reggio

Reggio

la lotta alla ’ndrangheta 

Gibertini è di nuovo sotto processo L’Antimafia l’accusa di tentata estorsione

Tiziano Soresina

Il volto tv avrebbe messo nel mirino un commercialista L’imputato nega decisamente le minacce al professionista

2 MINUTI DI LETTURA





reggio emilia

In arrivo nel nostro tribunale l’ennesimo processo marchiato ’ndrangheta.

E l’accusa di tentata estorsione – con l’aggravante mafiosa – riguarda una figura non di secondo piano del maxiprocesso Aemilia, cioè il volto tv reggiano Marco Gibertini, 54 anni, che sta scontando in carcere la condanna definitiva (9 anni e 4 mesi di reclusione) per concorso esterno all’associazione mafiosa.

Fra l’altro il 54enne è alla sbarra a Reggio Emilia anche per un altro procedimento, cioè quello legato all’operazione Octopus che nel giugno 2014 esplose con diversi arresti per un giro milionario di false fatturazioni.

Secondo quanto ricostruito dalla Dda di Bologna, sei anni fa un commercialista reggiano era finito sotto pressione estorsiva da parte di un cliente dello studio.

E in questo contesto si sarebbe inserito anche Gibertini, agendo nell’aprile 2014 in modo autonomo con minacce al professionista (ora 49enne) a cui riferiva “di avere avuto incarico dai mandanti della estorsione – si legge nel capo d’imputazione – di fornire informazioni sulle abitudini di vita” di una donna legata sentimentalmente al commercialista.

Parole mirate per la Dda in modo di “fare intendere l’esistenza di rischi per l’incolumità della donna” e così Gibertini “compiva atti idonei diretti in modo non equivoco a costringere il commercialista a corrispondergli una imprecisata somma di denaro in corrispettivo di un suo intervento a tutela” sia della donna (che il giornalista conosceva) sia del professionista. Minacce che per gli investigatori sarebbero state rafforzate da una frase ben precisa, peraltro intercettata: «Sai questi sono dei cinghiali... sono come Equitalia, quando ti trovano non ti mollano più». Agli atti d’indagine vi sarebbero altre frasi minacciose, comunque l’estorsione non si realizzò.

La Dda ritiene che nel 2014 Gibertini si era avvalso “della forza di intimidazione derivante dal vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e omertà che ne scaturisce, ingenerando timore nella persona offesa in ragione dell’appartenenza dell’indagato a organizzazioni di stampo ’ndranghetistico, segnatamente alla cosca Grande Aracri – viene rimarcato nel capo d’imputazione – egemone nel territorio di Reggio Emilia e provincia, nota alla persona offesa già da prima dei fatti e comunque evocata nel corso del tentativo di estorsione”.

Accuse che Gibertini (difeso dal legale Liborio Cataliotti) nega decisamente. E ora sarà un processo a puntare i fari su questa delicata vicenda di sei anni fa. —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google