«Abbattimenti di cinghiali per scongiurare il rischio di peste suina nei maiali»
L’assessore regionale Mammi spiega i motivi della ripresa della caccia selettiva che nei giorni scorsi ha provocato allarme tra i cittadini
VENTASSO. «C’è la necessità di controllare e contenere la popolazione di cinghiali presente nel nostro territorio, che è causa di serio pericolo per i nostri allevamenti, oltre a causare gravi danni alle produzioni agricole e rappresentare un grosso rischio per la circolazione stradale». Lo afferma l’assessore regionale all’agricoltura Alessio Mammi a seguito delle proteste dei cittadini per gli spari dei cacciatori in prossimità di case, aziende e piste ciclopedonali e a seguito della richiesta di «maggiori controlli» da parte di Silvia Zamboni, capogruppo regionale di Europa Verde, che ha parlato di «sparatorie da Far West».
«Lo scorso 3 agosto – precisa Mammi – la giunta regionale, con propria delibera ha recepito il Piano di sorveglianza e prevenzione nazionale della peste suina africana. Nel piano nazionale, come chiunque può verificare, si specifica che “nei distretti a maggiore rischio è necessario attuare il contenimento della specie cinghiale con finalità di prevenzione dell’eventuale diffusione della peste suina africana”. La nostra è la seconda regione in Italia per numero di allevamenti di suini, dopo la Lombardia: il comparto zootecnico-suinicolo versa già in una situazione particolarmente complessa, colpito dalla chiusura del canale commerciale dell’Horeca e dalla crisi innescata dalla pandemia da Covid 19. Se dovessero registrarsi casi di peste suina, sarebbe davvero una situazione devastante. Spiace che questo problema non sia ancora adeguatamente avvertito da troppe persone. La necessità del contenimento indicata in atti di pianificazione sanitaria, individua espressamente il “pubblico interesse”, e tale riconoscimento è stato ulteriormente confermato dalla prefettura di Bologna. È per questa ragione che è stato possibile per l’Emilia-Romagna, prima regione in Italia, riprendere la caccia al cinghiale anche con le squadre di cacciatori provenienti da Comuni diversi, regolarmente registrate nell’ambito territoriale di riferimento. Vorrei fosse chiaro – precisa Mammi – che non abbiamo voluto privilegiare alcuna categoria: semplicemente c’è la necessità di controllare e contenere la popolazione di cinghiali».
E ancora: «La vigilanza in materia venatoria compete alle polizie provinciali, mentre la vigilanza sul rispetto delle disposizioni di distanziamento spetta, in generale, alle forze dell’ordine. In ogni caso, prima di avanzare ipotesi su focolai e attribuire responsabilità, bisogna aspettare valutazioni tecniche e numeri. Per quanto riguarda il Comune di Ventasso: nel periodo in cui si sono svolte le battute al cinghiale cui hanno fatto riferimento alcuni gruppi politici, secondo i dati Ausl risultava nel Comune un tasso di positività di 9. 8, a fronte del tasso dell’intero distretto montano a 12.3 e dell’intera provincia a 11.3. E non sono risultati focolai. Posto che l’attenzione deve sempre essere alta e che tutti devono attenersi alle regole, inviterei a riportare fatti e numeri con esattezza, per rispetto alle persone realmente colpite dalla situazione pandemica che credo non vada strumentalizzata per alcuna ragione». —
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