Gazzetta di Reggio

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FOCOLAI SCOLASTICI 

«Anomalie e ritardi per un cambio in corsa dei protocolli Covid»

Miriam Figliuolo

Elisabetta Larosa del team scuola dell’Igiene pubblica «Tra metà novembre e dicembre il periodo più critico»

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Miriam Figliuolo

REGGIO EMILIA. «Abbiamo dovuto cambiare le procedure in corsa. Il sistema presenta tuttora delle falle che devono essere corrette, dobbiamo migliorare e anche in fretta. Ma la scuola resta un luogo sicuro. Forse anche il più sicuro».

Così commenta la dirigente Ausl Elisabetta Larosa, che insieme ad altre due dirigenti coordina il team Scuola dell’Igiene Pubblica per l’emergenza Covid, che attualmente conta altri otto operatori.

«Fino a fine novembre erano il doppio», precisa, quasi a sottolineare come quello sia stato il momento più critico per il gruppo di lavoro. Lo stesso periodo nel quale si sono registrati ritardi e incongruenze nella gestione dei casi Covid in alcune scuole. Tra queste la primaria “Giosuè Carducci”, dove lo stop precauzionale alle lezioni per una classe è scattato otto giorni dopo l’accertamento della positività di un insegnante: una situazione definita «anomala» dalla stessa dirigente.

«Il caso più difficile e sofferto – racconta Larosa –, è stato quello della Marco Polo di Rubiera (con oltre 40 positivi e otto classi in quarantena, circa 400 tamponi eseguiti: è stata anche costretta alla chiusura, ndr), capitato nello stesso periodo, aumentandone la criticità. Ma anche il caso, più o meno concomitante, della Carducci, partito da una positività, quella del maestro, arrivata proprio a cavallo del cambio di protocollo che abbiamo effettuato in corsa, tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre».

Un cambiamento nella gestione dei casi e delle comunità scolastiche dovuto all’applicazione di un nuovo protocollo dal 30 novembre che, per un certo periodo ha visto viaggiare su binari paralleli vecchie e nuove procedure, ingenerando spesso confusione e l’impressione, da parte degli utenti, di una vera e propria schizofrenia dei servizi.

«A creare problemi – spiega Larosa – sono stati soprattutto alcuni automatismi nell’invio di notifiche e messaggi. Noi abbiamo voluto bloccare quelli relativi ai bambini negativi. Quelli positivi seguono un percorso diverso, che coinvolge anche la famiglia e l’isolamento della stessa e vengono gestiti manualmente».

I bambini negativi della quinta B della Carducci sono oggi all’ultimo giorno di quarantena e non hanno ricevuto la convocazione per il secondo tampone, che i genitori facevano affidamento di ricevere a ulteriore garanzia.

«Mi conforta saperlo – commenta, invece, Larosa –. Vuole dire che la situazione a livello informatico sta migliorando. In altri casi la convocazione è partita solo per alcuni bambini e per altri no: il sistema presenta ancora grosse lacune, ma siamo al lavoro per sistemarlo e a volte la risposta non è immediata. Di certo c’è che il secondo tampone i bimbi della Carducci non lo devono fare. È infatti di conforto il fatto che il primo tampone eseguito al termine dei 14 giorni dall’ultimo contatto con il maestro fosse negativo e che, nel frattempo, con la quarantena ricalcolata in base al contatto con i compagni positivi, nessuno di loro abbia avuto sintomi. In questo ultimo caso sarebbe il pediatra a dovere rivalutare la situazione. Questi bambini, con certificato di fine quarantena che sarà inviato in tempo utile, potranno quindi rientrare in classe».

Resta l’amarezza dei genitori sui ritardi nei provvedimenti, che invece sono arrivati puntualissimi ieri per un’altra classe della stessa scuola ora in quarantena.

«Posso dire che la gestione è stata immediata per l’insegnante, ma il suo caso è arrivato a cavallo del cambiamento di protocollo e questo ha fatto subire un ritardo alla gestione della classe. Ora però l’anomalia è rientrata». —

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