Gazzetta di Reggio

Reggio

IL COLONNELLO 

Desideri: «Che errore rubare a casa propria»

Am.P.
Desideri: «Che errore rubare a casa propria»

Il comandante provinciale commenta l’esito delle indagini  «Il Covid, nel febbraio scorso, ha fermato perfino i criminali»

2 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. «L’errore di fondo di questa organizzazione criminale è di aver agito nel luogo di residenza, contravvenendo a una regola d’oro: mai rubare a casa propria». Così il comandante provinciale dell’Arma di Reggio Emilia, il colonnello Cristiano Desideri, commenta l’esito dell’operazione “Ariete”, che ha colpito «uno dei fenomeni più pervasivi e più ricorrenti nella nostra provincia: le spaccate notturne ai danni degli esercizi commerciali rendono insicuri i cittadini e il territorio. Proprio grazie all’aderenza al territorio delle nostre stazioni, siamo riusciti a scoprire i responsabili, quasi tutti pregiudicati e conosciuti per i loro trascorsi».

«Un’indagine lunga e complessa», secondo il colonnello, che ha sottolineato come i tre mesi di lockdown abbiano significato, sia per i criminali sia per gli investigatori, uno stop forzato e un congelamento dell’attività. «Dopo una prima informativa partita dalla tenenza di Guastalla alla procura, a fine estate del 2019, tutto si è fermato: gli stessi malviventi hanno ritenuto i movimenti notturni troppo rischiosi e questo spiega perché i colpi si sono fermati nel marzo scorso. Il pm Forte si è subito reso conto della complessità dell’inchiesta, coinvolgendo la sezione Radiomobile. I miei uomini hanno perseverato in un’indagine tecnica (fatta di analisi fotogramma per fotogramma dei varchi stradali, intercettazioni ambientali e telefoniche) fino a febbraio, quando perfino i criminali hanno sospeso il loro lavoro. A giugno, sul tavolo del pm Forte è arrivata una seconda corposa informativa, che ipotizzava le medesime mani dietro la serie di colpi. Ma a quel punto sono stati necessari mesi e mesi per mettere ordine al materiale raccolto. L’aspetto più arduo è stato ricomporre il puzzle: ricostruire la cronologia delle gesta, accertare i legami di parentela tra i coinvolti, localizzare gli esecutori materiali, individuare le auto e i cellulari utilizzati».

Il colonnello è particolarmente soddisfatto per aver ottenuto la contestazione dell’associazione a delinquere. «Il vincolo associativo è difficile da dimostrare, l’articolo 416 comporta la necessità di provare una matrice comune – prosegue Desideri –. In questo caso riteniamo di aver gettato luce su un’organizzazione ben strutturata, con una coerente divisione dei compiti e una comunione d’intenti».

Desideri definisce gli arrestati «dei professionisti seriali, capaci di tracciare una vera e propria mappa della paura». L’unico aspetto positivo è che i professionisti «non rischiavano, non usavano armi e non cercavano l’ingaggio con i carabinieri: il che ha evitato conseguenze peggiori, verificatesi ad esempio in altre province. In un caso, quando è transitata a tre chilometri una pattuglia di Campagnola, i ladri hanno preferito desistere, salvo poi ritornare venti giorni dopo». —

Am.P.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google