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Due caprette sbranate nella notte: «Forse i lupi, ora abbiamo paura»

L’episodio è avvenuto nella notte tra il 5 e il 6 dicembre. La famiglia proprietaria è rimasta molto scossa «Tenete gli animali al chiuso»


16 dicembre 2020 Daniela Salati


CANOSSA. Si chiamavano Karl e Amy, due caprette sbranate dai lupi la notte tra il 5 e il 6 dicembre a Cerezzola. Allevate come animali da affezione, vivevano in un recinto accanto alla casa dei loro padroni in via Petrarca, sui tornanti che portano al tempietto del Petrarca. La casa è un po’ isolata e per questo motivo i proprietari hanno sei cani. Durante quella notte, verso le 4, i cani hanno abbaiato a lungo. Al mattino l’orribile realtà: le due caprette erano state uccise e divorate molto probabilmente da un branco di lupi che ha scavalcato la rete alta due metri.

Le due caprette, maschio e femmina, erano arrivate tre anni fa, quando erano ancora piccole, presso la famiglia di Roberto Ferrari, artigiano, la moglie Paola Galeotti, insegnante, e i figli Giorgia, universitaria, e Roberto, artigiano, e subito tutti si erano affezionati a quei docili animali.

Anche il cane border collie, Juan Carlos, le aveva prese sotto la propria protezione da buon cane pastore, era diventato il loro baby sitter, e le seguiva sempre, per questo ha abbaiato più degli altri quella terribile notte. E se avesse potuto sarebbe entrato nel recinto a difenderle rischiando lui stesso la pelle.

«Per noi è stato un grande dolore – afferma la Galeotti – Eravamo molto affezionati alle caprette. Per fortuna al mattino le ho trovate io e non mia figlia che poi ha pianto per tre giorni. Abitiamo qui da 28 anni e non era mai successo niente di simile. Quella notte pioveva a dirotto e avevamo deciso di non chiuderle nella casetta, ma di lasciarle libere di entrare o uscire. Noi abbiamo anche sei cani che hanno abbaiato a più riprese, ma non pensavamo mai ai lupi».

Paola Galeotti ha portato quel che rimaneva delle due caprette (testa, zampe e costole) al Rifugio Matildico, il Cras di San Polo, per lo smaltimento delle carcasse. «Io sono volontaria al Rifugio Matildico – aggiunge – Chiederò al responsabile del Centro, Ivano Chiapponi, se è possibile far esaminare dagli esperti le carcasse per capire se sono state sbranate proprio da lupi».

Il Rifugio Matildico che accoglie ogni anno oltre 4mila animali ed è il più grande centro recupero selvatici d’Italia, si avvale del lavoro di molti volontari. Pochi giorni fa proprio Ivano Chiapponi è andato a recuperare la carcassa di una cagna da guardia di razza, un Rhodesian Ridgeback, sbranata dai lupi al Ghiardo di Bibbiano. La carcassa verrà esaminata dagli zoologi che studiano il Lupo Appenninico.

«Purtroppo casi di attacchi di lupi ad animali domestici sono sempre più diffusi – dichiara Paola Galeotti – e non tutti denunciano questi episodi. Nei giorni scorsi, al forno qualcuno diceva che a Trinità sono stati sbranati due cani proprio negli stessi giorni. Abbiamo deciso di segnalare quello che è successo alle nostre caprette per avvisare chi abita in queste zone di tenere chiusi gli animali. Ora noi abbiamo molta paura e ogni sera chiudiamo tutti i nostri animali, cani, gatti e galline». —

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