Formaggi contraffatti Il Parmigiano Reggiano «Siamo danneggiati»
Il Consorzio parte civile anche contro l’ex presidente Alai Il Grana Padano valuta. Nuova Castelli: i vertici alla sbarra
Tiziano Soresina
REGGIO EMILIA. A cinque anni dall’avvio dell’inchiesta del pm Maria Rita Pantani, si è aperta ieri l’udienza preliminare su un’accusa a dir poco delicata sul versante agroalimentare, perché gli inquirenti ritengono vi fosse il commercio di formaggio contraffatto che tocca due pilastri delle nostre tavole come il Parmigiano Reggiano e il Grana Padano.
Un “giro” che, con diverse sfaccettature, avrebbe coinvolto 26 addetti ai lavori. Davanti al gup Dario De Luca non si è tenuta una tappa interlocutoria, perché va rimarcato come il Consorzio del Parmigiano Reggiano sia sceso in campo e abbia già ottenuto la costituzione di parte civile: si sente danneggiato da questa vicenda e – rappresentato dall’avvocato Massimo Piazza – va all’attacco di diversi imputati, fra cui l’ex presidente dell’ente, cioè Giuseppe Alai (in carica sino al 2016) accusato di abuso d’ufficio: «Un reato insussistente – replica il difensore Roberto Sutich (studio Sbslex) – visto che proprio sotto la sua presidenza il Consorzio si è attivato per accertare ogni eventuale criticità riguardante i contributi export richiesti e ottenuti dai consorziati. Una volta individuate le irregolarità relative alla Nuova Castelli, in base a un audit effettuato da Pwc attraverso il consenso degli stessi consorziati, nel 2014 la Nuova Castelli ha rimborsato al Consorzio 1 milione e 400mila euro».
Rappresentato dall’avvocato Nicola Tria, il Consorzio del Grana Padano ha solo “monitorato” l’udienza: «Resta parte offesa», dice il legale. Stiamo parlando dell’ente lombardo che vede come imputato Stefano Berni, attuale direttore del Consorzio. Abuso d’ufficio, una situazione interna, quindi, delicata. «Berni contesta fermamente il proprio addebito» si limita a dire l’avvocato Noris Bucchi, che lo difende con il collega Piergiorgio Vittorini. Il “cuore” del procedimento lo troviamo nella ditta Nuova Castelli, cioè il più importante esportatore del formaggio di casa nostra nel mondo.
Nel mirino varie figure ruotanti attorno all’azienda – 12 sono accusate di associazione a delinquere – a partire dal fondatore Dante Bigi. «Siamo finalmente al vaglio di accuse infondate – ribattono i legali Giovanni Tarquini e Federico Cecconi – formulate sulla scorta di una consistente attività di indagine che pecca di genericità e si fonda su iniziative e presunzioni sbagliate». Riscontrato dal gup un errore di notifica riguardante il legale di Romano Conti, da qui il rinvio al 12 marzo per sanare la posizione. Nella prossima udienza sarà battaglia: verranno sollevate questioni preliminari, fra cui un’eccezione di nullità per genericità e mancanza di chiarezza del capo d’imputazione. —
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